Hera interpella Veronesi che dice: I Termovalorizzatori sono sicuri
Pubblicato da Doc Brown su Martedì, 10 Giugno 2008
E’ incredibile, ma vero. Hera ha pubblicato un giornalino che è arrivato a tutte le utenze di Bologna (e credo anche a quelle dove hera vende i suoi servizi) pubblicizzando i termovalorizzatori.
L’articolo recita: “L’Europa li vuole in città”, elogiando anche l’estetica di questi ecomostri e sottolineando che in varie città “famose” sono presenti.
La cosa che mi sorprende di più è il parere di Umberto Veronesi (Cancronesi per chi lo conosce) che contestualmente dichiara: “Sono sicuri, il rischio tumori è zero”.
Sono allibito dal fatto che Veronesi si presti a questi giochetti di propaganda mediatica, ma vi spiego subito tutto.
CHI FINANZIA LA FONDAZIONE VERONESI?
LA FONDAZIONE VERONESI, creata dall’omonimo professor Umberto, vive grazie al contributo di grandi aziende, nazionali e multinazionali impegnate nei più svariati settori: dal petrolio alla costruzione di inceneritori, dalla distribuzione di acque minerali in bottiglie di plastica alla telefonia mobile, fino ai colossi dell’energia e dell’acqua. Scorrendo tra i tantissimi partner della Fondazione, troviamo acciaierie (la Acciai Brianza e la Co.met Acciai), compagnie telefoniche (Telecom e 3), colossi industriali dell’acqua minerale in bottiglia (Ferrarelle e San Pellegrino), l’Enel, che – oltre a gestire centrali a carbone e ad olio combustibile – sta investendo all’estero sull’energia nucleare. Tra i partner anche Pirelli, Eni e Mondadori Ancora, la società Autostrada Ligure Toscana e Veolia, multinazionale francese che costruisce discariche e inceneritori. Essa detiene anche il 49% della Tecnoborgo di Piacenza, che gestisce il termovalorizzatore della città, e il 60% della Energonut, che controlla l’analogo impianto di Pozzilli (oltre ad essere in gara per completare quello di Acerra). Il gruppo Veolia è anche la più grande multinazionale dell’acqua del mondo, con un giro d’affari che nel 1999 era pari a 50 miliardi di dollari.
Adesso una domanda: “Caro Umberto, per caso la tua affermazione riportata in quest’articolo, per caso è stata professionale o consigliata dagli sponsor?”














