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Ancora sul caro Petrolio – 3^ Puntata

Pubblicato da Doc Brown su Lunedì, 30 Giugno 2008

In base alle discussioni sui prezzi e le speculazioni finite nei commenti all’articolo precedente, ho chiesto all’utente Dan di scrivere un post in merito…

Lo ringrazio e lo ritengo alquanto interessante.

PetrolioA proposito di Caro Petrolio
faccio alcune considerazioni senza avere alcuna pretesa di dare risposte o avere certezze in tasca.
Per prima cosa mettiamo alcuni numeri che riguardano il petrolio, facili da trovare sul Web presso i site dell’agenzia internazionale dell’energia, ASPO italia, Energybulletin.net, ecc….
Consumo giornaliero mondiale di petrolio mondiale circa 85-86 Milioni di barili al giorno (Mbll/d), l’italia ne consuma circa 1.7Mbll/d
Il petrolio consumato proviene per circa il 35-38% dall’area OPEC (arabia saudita Kuwait, venezuele angola…), il resto da area non OPEC (Russia, stati uniti, Cina, Inghilterra, Norvegia, Messico… ;)
Molti dei giacimenti non OPEC sono in fase di declino, cioè anno dopo anno il petrolio estratto diminuisce del 5-8%, purtroppo i dati reali in molti casi tranne che per Inghilterra, Norvegia e Stati Uniti non sono pubblici, tuttavia ci sono le dichiarazioni delle compagnie, per esempio PEMEX, la compagnia messicana, ha dichiarato per il giacimento Cantarell, uno dei più grandi al di fuori dell’area OPEC, che produrrà nel 2008 il 10% in meno rispetto al 2007.
Risultato la quota OPEC aumenterà e supererà il 40% a breve.
Le condizioni dei giacimenti OPEC sono un mistero, non c’è quasi nessun dato pubblico, tuttavia dichiarazioni del ministro saudita del petrolio ribadiscono che difficilmente la produzione del petrolio saudita, un tempo cassa di compensazione, potranno salire ad oltre 14-15 Mbll/d nel futuro e solo dopo ingenti investimenti. Ora sono a circa 9-9.5 Mbll/d. Una prima tranche di circa 2.5Mbll/d dovrebbe andare a regime nel 2009-2010 dopo investimenti di 10 miliardi di $.
In definitiva la sete di greggio saà soddisfatta sempre di più dal medio oriente, ma a questi ritmi fino a quando? le stime dell’agenzia internazionale dell’energia (IEA) che prevedono per il 2020, fra 12 anni, mica poi tanto lontano, consumi di 102 Mbbl/d, sono chiaramente non realistiche, significa ai ritmi di produzione odierna, aggiungere un’altra arabia saudita e mezzo. E dov’è? questo la IEA non lo dice.
Le compagnie petrolifere si possono suddividere in due categorie: Le IEC (international oil Company) e le NOC (national oil company) le prime sono quelle che conosciamo tutti (Shell, Exxon (Esso), Total, Eni, BP, Chevron… ;) le altre sono quelle dei paesi produttori di petrolio, (Aramco (arabia saudita), KOC(Kuwait) NIOC (Iran), NOC (Nigeria)…), meno conosciute dal pubblico. Le prime, insieme, controllano l’8% delle riserve mondiali e il 15% delle produzione, solo Aramco controlla oltre il 20% delle riserve ed il 12-14% della produzione.
Affermare che le IOC controllino i prezzi del petrolio, visti i numeri, non è realistico, tuttavia sicuramente ne approfittano, in quanto i costi di estrazione non sono aumentati di pari passo con il prezzo del petrolio, infatti se date un’occhiata ai bilanci delle IOC sono alcuni anni che fanno faville.
Sicuramente l’offerta è in tensione a fronte ad una domanda molto forte dall’Asia, che ha superato la diminuzione dei consumi dell’occidente, tuttavia nel 2007 IEA aveve previsto un incremento dei consumi di 2.5Mbll/d nel 2008, ridotto recentemente a 0.8 Mbll/d che tuttavia non ha ridotto i prezzi del petrolio.

Bene, se questo è lo scenario, noto da tempo agli esperti del settore, come mai in pochi mesi il prezzo del petrolio è raddoppiato da 70$ a 140$ senza che sia avvenuto alcun accadimento traumatico?
Non diamo la colpa al cosiddetto barile di carta, quello scambiato sui mercati finanziari, che è legato strettamente al barile reale, anche se circolano dichiarazioni ben diverse.

3 Risposte a “Ancora sul caro Petrolio – 3^ Puntata”

  1. Doc Brown detto

    Questi numeri e la differenza tra IEC e NOC difficilmente spuntano fuori… Ammetto di essere ignorante in materia, ma il blog mi aiuta spesso a imparare.
    Lo scenario è impressionante e, la mia idea sulla speculazione diventa sempre più forte.
    Innanzitutto perchè credo che gli impianti, essendo ormai piu’ che ammortizzati, e non avendo subito delle rimordenizzazioni, dovrebbero ormai produrre a costi minori. Questo raddoppio del prezzo puzza…
    Parlando con una persona che lavora in banca, ho saputo che la Cina sta effettuando massicci acquisti di petrolio, praticamente sta facendo le scorte… Non so quanto ci possa essere di vero in questa affermazione, ma se ci si focalizza un attimo, questo si ricollegherebbe al discorso precedente…
    Se la Cina (o comunque, chiunque) acquista petrolio… Non appena il greggio scarseggerà, lei potrebbe rivenderlo a prezzo di mercato, nettamente superiore a quello attuale…

    Io ci vedo solo una soluzione…
    Una riconversione degli impianti energetici in modo da sfruttare le energie rinnovabili il piu’ presto possibile…
    Altro ke nucleare!

  2. dan detto

    l’acronimo di International Oil Company è IOC e non IEC, ho sbagliato a scrivere.

    Il costo di estrazione di un campo in Arabia saudita è irrisorio, le stime sono di circa 2-4$ a barile, compresi i trattamenti di superficie, poi c’è il trasporto.

    Il problema è che il flusso da un pozzo, nel tempo, ma ricordiamoci che i campi dell’arabia sono in produzione dagli anni 50-60, tende a diminuire al diminuire della pressione che spinge fuori il petrolio. Ovviamente ci sono tecniche che permettono di ovviare a questo, fra le quali l’iniezione d’acqua o gas(metano o azoto) per rallentarne la diminuzione. Detto questo è ovvio che in campi maturi per mantenere la produzione occorre investire continuamente, per nuovi pozzi e tecniche dette di EOR (Enhanced Oil Recovery, quello che ho detto prima di iniezione, per esempio.
    Tipicamente la produzione di un giacimento nel tempo presenta una curva a forma di campana, ad un certo punto raggiunge l’apice e poi comincia, inesorabilmente, a diminuire. E’ già così per i giacimenti del mare del nord, per esempio, dal 1999-2001. Non è una questione tecnologica, è una questione geologica. Alla fine nel gicimento rimarrà una quota del 75-60% di petrolio che non può essere estratto.

    Un altro aspetto, sempre taciuto è che dagli anni ‘80 si consuma sempre più petrolio di quanto ne venga scoperto, negli anni attorno al ‘90-’00 il rapporto era 1 barrel scoperto per 3-4 barrel consumati. Quanto può reggere questo sistema?

    Cina e India, hanno solo anticipato di qualche anno la crisi, ormai inevitabile, della fine del petrolio a basso costo e prima ce ne renderemo conto prima ne usciremo.

    Infine ricordando che oltre il 50% del petrolio estratto è consumato per produrre carburanti per auto, aerei, navi, dovremo pensare soprattutto ad un nuovo modello di mobilità.

  3. Doc Brown detto

    Esatto… Riconversione di come abbiamo sempre interpretato l’energia in questi anni, ovvero energia=petrolio…
    E’ necessario staccarsi da questo, rischiamo di restare parecchio indietro.
    Se non l’hai visto, guarda i post su Rifkin che ho fatto…
    Lui si che guarda lontano…

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