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Il PM Ingroia sulle intercettazioni e il blocco per mancanza di fondi a Palermo

Pubblicato da Doc Brown su Mercoledì, 2 Luglio 2008

Antonio IngroiaIl PM Antonio Ingroia, giudice in prima linea contro la Mafia alla Procura della Repubblica di Palermo, interviene al congresso della Sinistra Democratica, perchè forse è uno dei pochi posti dove è possibile non essere definiti dei giustizialisti:

«Siamo ben oltre ormai le leggi ad personam e l’assedio alla libera informazione. Siamo all’anno zero della legalità, al deserto dei diritti. E purtroppo è in atto un tale meccanismo di assuefazione che neanche ce ne accorgiamo».

Claudio Fava, Leader della SD e amico del magistrato ha deciso di invitarlo alla manifestazione, e Ingroia ha accettato, sapendo inontro a quali critiche sarebbe potuto andare.

Antonio Ingroia denuncia una allarmante situazione alla Procura di Palermo: “A Palermo, fra un mese, saremo costretti a fermare le intercettazioni. Ma non quelle per le veline. Quelle contro la mafia, quelle che hanno portato in galera Riina e Lo Piccolo. Ma perché nessuna parla di questo?“.

La realtà è che microfoni e apparecchiature per l’ascolto ambientale vengono affittate da privati, e, a causa del taglio dei fondi da parte dello Stato, le ditte non hanno più intenzione di far credito al Palazzo di Giustizia di Palermo e quindi hanno annunciato lo sciopero delle intercettazioni da luglio.

Però arriveranno i soldati contro le cosche.

«Inutile. Funzionò nel ‘92, oggi non serve a nulla. Oggi che si torna indietro nella lotta alla mafia. Il 41 bis per esempio è solo un fantasma di quel che era». “La mafia, denuncia Ingroia, «è tornata nei salotti, ad allearsi con la massoneria, ma di questo non si deve parlare”. Il blocco dei processi per un anno? Un favore a Cosa nostra, perché «si fermano i giudizi per bancarotta, usura, estorsione, prostituzione, tutti reati-satellite della mafia».

Il silenzio stampa su intercettazioni e procedimenti giudiziari? «Il diritto all’informazione non è dei giornalisti ma dei cittadini. Chissà quanti porti delle nebbie e quanti insabbiamenti facili ora ci dovremo aspettare». Conclusione, sconsolata: «Così si apre un baratro fra istituzioni e cittadini, e la sete di giustizia e verità resta inappagata».

Tratto da Repubblica ed. Nazionale

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