Flusso Canalizzatore

Perchè l’informazione deve essere di tutti

Archivio per Giugno 2009

Marco Travaglio – Passaparola 29 Giugno 2009 – Oblio di Stato

Pubblicato da Doc Brown su Martedì, 30 Giugno 2009

Testo:
“Buongiorno a tutti, tenetevi forte perché devo darvi un paio di notizie piuttosto interessanti, la prima non è granché bella, la seconda è molto meglio.
Partiamo dalla brutta, è sempre meglio levarsi il dente, ma è brutta nel senso che è una minaccia, non nel senso che sia già operativo ciò che vi sto raccontando. C’è una proposta di legge che vaga alla Camera dei Deputati, credo sia appena approvata alla Commissione Giustizia della Camera, intitolata “nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su Internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale” è stata presentata da una Onorevole leghista Carolina Lussana, moglie di un deputato forzista che, guarda caso, è riconoscibile in queste definizioni, persone già sottoposte a indagini in processi penali, lui si chiama Galati, sta in Calabria, lei invece è una padana dura e pura o forse lo era, adesso è diventata dura e pura ma un po’ diversa da come eravamo abituati a conoscere i leghisti, quelli che nel 1992 urlavano via i ladri, via gli inquisiti etc., poi molti di loro furono inquisiti, non la Lussana peraltro, la quale però si preoccupa per quelli che invece lo sono, inquisiti è quelli che sono stati condannati e nel suo partito ce ne sono parecchi, è un partito che ha come segretario un pregiudicato per istigazione a delinquere, finanziamento illecito come Bossi o addirittura per resistenza a pubblico ufficiale come Maroni o addirittura per incendio come Borghezio, per non parlare di molti altri.

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Marco Travaglio – Passaparola 22 Giugno 2009 – Puttanopoli

Pubblicato da Doc Brown su Martedì, 23 Giugno 2009

Oggi cercheremo di parlare, cercherò di parlare di questo scandalo del quale parlano tutti i giornali del mondo e alcuni giornali italiani, non tutti, ma nessun telegiornale italiano se si escludono il piccolo Tg3, che peraltro potrebbe fare anche molto di più visto che è l’unico dei 6 presenti sui nostri telecomandi, dovrebbe diventare il primo telegiornale italiano se sapesse sfruttare questa occasione, cosa che purtroppo non riuscì a fare durante il regime berlusconiano 2001 – 2006 e non riesce a fare oggi con dei piccoli balbettii, comunque sicuramente meglio degli altri anche perché gli altri non sono telegiornali, sono spazi pubblicitari al servizio del regime e poi naturalmente escludiamo pure il notiziario di Sky che però è visto da pochi intimi, amatori, appassionati e cultori del genere, stendiamo un velo pietoso su La 7 che è un altro soggetto che potrebbe spaccare il culo ai passeri, invece vediamo come lo hanno ridotto e come lo tengono ridotto, adesso si parla dell’arrivo di Mentana, nel qual caso diventerebbe un qualcosa di professionale, quindi al momento tenderei a escludere che si possa aprire una finestra in quel canale, in ogni caso quello che stiamo vedendo, anzi quello che non stiamo vedendo in televisione in questi giornali, ha molte somiglianze a parte i morti naturalmente con quello che sta avvenendo in Iran, ci stiamo avvicinando a modelli iraniani, russi, libici per quanto riguarda la libertà di informazione, anche se qua, non c’è la violenza fisica e quindi c’è non tanto una costrizione da parte del regime nei confronti dei giornalisti, ma c’è piuttosto una corsa dei giornalisti a servire e a leccare il culo, anche al di là delle richieste, vi basti pensare che per sapere quello che pretende il regime dall’informazione televisiva, bisogna vedere il Tg5 perché è il telegiornale più diffuso di quelli di proprietà del Presidente del Consiglio, il Tg5 è persin meno peggio del Tg1 di Minzolini proprio perché i servi esterni alla cerchia dei dipendenti, sono sempre un po’ più zelanti dei dipendenti in quanto non sapendo bene quali sono i limiti tracciati con il filo spinato dal padrone del vapore, si fermano molto prima del filo spinato mentre il servo dipendente arriva almeno fino al filo spinato.
Questo scandalo a qualcuno potrà far sbadigliare, l’abbiamo già detto, a qualcun altro potrà far dire quello che io stesso ho scritto l’altro giorno, che è abbastanza triste che un paese cominci piano, piano a revocare i consensi al Capo del Governo, Silvio Berlusconi per una vicenda di prostitute e donnine allegre che è una vicenda gravissima, sarebbe una vicenda gravissima e basterebbe, avanzerebbe in qualunque altra democrazia per far dimettere il capo del governo, anzi in qualunque paese del mondo il Presidente del Consiglio si sarebbe già dimesso, l’opposizione si sarebbe già unita con una mozione di sfiducia, a questa mozione di sfiducia avrebbero aderito gran parte dei parlamentari del suo partito, anche perché la stampa e l’opinione pubblica incessantemente avrebbero chiesto, preteso e alla fine ottenuto questo gesto di minima decenza.
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Processo Dell’Utri: Sicilia in ostaggio

Pubblicato da Doc Brown su Lunedì, 22 Giugno 2009

Tratto dal Blog di Antonio Di Pietro

Venerdi 19 giugno si e’ svolta la terza udienza del processo d’appello a Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di primo grado, lo ricordo, si e’ concluso con la sentenza dell’11 dicembre 2004 e la condanna del senatore a nove anni di reclusione e a due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili.

Marcello Dell’Utri è il fondatore di Forza Italia, partito nato nel 1994 per colmare il vuoto lasciato dalla Democrazia Cristiana, e divenuta la prima forza politica dell’isola grazie agli accordi con gli uomini di Cosa Nostra.

Nel testo della sentenza di condanna del signor Dell’Utri si legge:

Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle fila dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perchè era in corso il dibattimento di questo processo penale.

L’accordo tra uomini d’onore viene rispettato: dal 1994 il primo partito in Sicilia, senza rivali, sarà Forza Italia. I risultati delle elezioni regionali in Sicilia, del 1996, 2001, 2006 e 2008, dove Forza Italia è stata sempre il primo partito, ne sono una prova:

- anno 1996, 456.127 voti, 17,1%, 17 seggi,
- anno 2001, 628.028, 25,1%, 20 seggi,
- anno 2006, 471.634 voti, 19,2% con 17 seggi,
- anno 2008, il serpente cambia pelle, ma non veleno, si chiama Popolo delle libertà e fagocita Alleanza Nazionale, raggiungendo i 900.149 voti, 33,42% dei votanti e 34 seggi.

Un patto col diavolo onorato dal Presidente del Consiglio da ben tredici anni, un patto di sangue che tiene la Sicilia in ostaggio da quel 16 giugno 1996.

Testo dell’intervento

Venerdì 19 giugno 2009, un cordiale saluto dal tribunale di Palermo, udienza del processo d’appello per il senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, oggi doveva essere la giornata dell’acquisizione di 2 intercettazioni in cui Dell’Utri viene nominato da alcuni indagati per mafia come figura delle istituzioni, da non nominare da un lato, e come assegnatore di appalti dall’altro, il pm Antonino Gatto, come richiesto dai giudici, ha depositato i verbali con le trascrizioni dei colloqui telefonici oggetto del capo di imputazione, mentre ci vorrà ancora qualche giorno per l’acquisizione delle bobine con le conversazioni.
Le difese hanno chiesto il rinvio dell’udienza per poter esaminare i verbali ed eventualmente chiedere ai giudici di respingere l’acquisizione con le loro motivazioni sulla loro eventuale inutilità. Saranno poi i giudici, con ordinanza attesa presumibilmente per venerdì prossimo, a stabilire se quelle intercettazioni sono necessarie ai fini del processo.
Ora un’intervista al difensore di Marcello Dell’Utri.

Avv. G.Di Peri: Bè oggi è stata un’udienza di routine perché il procuratore generale ha reiterato una richiesta che aveva già formulato all’udienza scorsa e che gli era già stata rigettata. L’ha integrata con del materiale cartaceo noi abbiamo chiesto termine per poter esaminare questo materiale.

Inviato Idv: si trattava di due colloqui no?
Avv. G.Di Peri: si tratta di due conversazioni telefoniche intercettate nell’ambito di due diversi procedimenti che riguarderebbero,secondo la prospettazione dell’accusa, anche il senatore Dell’Utri. Le dirò che noi riteniamo assolutamente insufficienti e anche un po’ insignificanti queste conversazioni, però esprimeremo le nostre valutazioni quando compiutamente avremo potuto vedere gli atti.

Inviato Idv: prossima udienza?
Avv. G.Di Peri: prossima udienza è fra una settimana. Il presidente dà una forte accelerazione, com’è giusto che sia, a questo processo.

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La Responsabilità sociale di ENI

Pubblicato da Doc Brown su Domenica, 21 Giugno 2009

In questo periodo vediamo degli spot in TV che riguardano l’aumento di Capitale di ENI durante i quali si fa anche il nome di Enrico Mattei, che in questo momento si starà rivoltando nella tomba…

Flusso Canalizzatore fa parte de “La Rete del Grillo”; qualche giorno fa era contenuta una lettera che voglio pubblicare, sperando di non suscitare le ire di alcuno.

di ASUD

L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, è stato insignito pochi giorni fa del premio Corporate Social Responsibility Award 2009, assegnato dalla FPA – Foreign Policy Association alle aziende e alle personalità distintesi nella responsabilità sociale di impresa e nel contributo allo sviluppo sostenibile delle aree in cui operano.
Probabilmente la FPA ha dimenticato, prima di decidere di assegnare il premio all’impresa petrolifera nostrana, di monitorarne l’operato nei circa 70 paesi in cui è presente, dove forti sono i dubbi sulla sostenibilità ambientale e sociale delle attività estrattive, come nel caso della Nigeria, che rappresenta il caso più eclatante di reiterate violazioni dei diritti umani e delle normative ambientali.
L’ENI – così come gran parte delle multinazionali presenti nella regione – utilizza in Nigeria e in altri paesi pratiche vietate in Europa: tra esse il Gas Flaring, che consiste nel bruciare a bordo-pozzo il gas di scarto. Tale pratica, altamente inquinante, ha reso la Nigeria il primo paese al mondo per inquinamento da CO2 causato da Gas Flaring.

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« “responsabilità sociale delle imprese”: integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle aziende e organizzazioni nelle loro attività commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. »

Da ciò che si vede nel servizio di Report postato in cima all’articolo, esprimo i miei dubbi sull’assegnazione di questo premio…

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Referendum 21-22 Giugno 2009

Pubblicato da Doc Brown su Sabato, 20 Giugno 2009

Domenica e Lunedì, oltre ai ballottaggi, si voterà per i referendum sulla riforma elettorale. Non si è mai vista una schifezza del genere… Il Referendum è abrogativo (c’è quindi bisogno del 50%+1 degli aventi diritto al voto perchè la consultazione risulti valida).

I quesiti risultano illegibili, fonte di ipotetiche abrogazioni di norme relative a più articoli(quindi è una specie di collage di modifiche).

I primi due mirano alla creazione di un sistema bipartitico. Se si raggiungesse il quorum e prevalesse il sì nel primo quesito (scheda VIOLA) verrebbe abolita la possibilità del collegamento tra le liste. Il premio di maggioranza alla Camera andrebbe così non più alla coalizione ma alla lista che ottiene il maggior numero di seggi, che dunque avrebbe da sola la maggioranza per governare. Lo stesso quesito prevede che la soglia di sbarramento al 4% per essere rappresentati in Parlamento. In caso di quorum e di vittoria dei sì nel secondo quesito (scheda BEIGE), anche al Senato il premio di maggioranza viene attribuito alla lista che ottiene più seggi su base nazionale. Per Palazzo Madama la soglia di sbarramento si alza al 8%.

Gli effetti politici sarebbero devastanti: Sistema bipartitico dove non ci sarebbe più la rappresentanza di tutti… Ci sarebbe di certo la stabiità di Governo… ma il prezzo è troppo oneroso… E l’Italia non è ancora pronta per questo passo… E forse mai lo sarà.

Il terzo quesito (scheda VERDE) riguarda le candidature. Oggi, alla Camera, è possibile candidarsi in più circoscrizioni, ma se il referendum avesse il quorum e vincessero i sì le “candidature multiple” sarebbero vietate sia alla Camera che al Senato. La fine di questa prassi diminuirebbe il principio di cooptazione dei “primi non eletti”, vale a dire di coloro che non hanno conquistato abbastanza voti ma entrano in Parlamento in virtù della obbligata rinuncia del pluricandidato al suo seggio. Dal punto di vista politico il sì a questo terzo quesito comporterebbe una minore capacità dei leader locali e nazionali di gestire e influenzare i singoli parlamentari giunti alla Camera attraverso la scelta del candidato “forte” eletto in più circoscrizioni.

Questo è l’unico referendum che lascia gli elettori stupiti… In qualunque caso chi perde è il popolo italiano.

Probabilmente solamente il terzo quesito potrebbe essere d’interesse generale, in quanto vietare le candidature multiple comporterebbe un rivoluzionamento dei partiti… Niente più candidati in tutte le circoscrizioni solo per tirare voti.

Il consiglio di Flusso Canalizzatore è quello di rifiutare le schede VIOLA e BEIGE, in modo da non arrivare al quorum e non peggiorare la situazione della attuale legge elettorale (cd. PORCELLUM, secondo gli stessi legificatori) mentre accettare la scheda VERDE e votare SI, in modo da evitare le candidature multiple a Camera e Senato.

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Una legge che fa paura: la proposta di legge Lazzati

Pubblicato da Doc Brown su Mercoledì, 17 Giugno 2009

Riporto interamente un articolo trovato sul web che ritengo particolarmente interessante.

Tratto da ThePopuli

Legge Lazzati“C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali”.
Paolo Borsellino

Sono passati 17 anni da quando per la prima volta è stato depositato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare che permetterebbe di risolvere un paradosso giuridico che vieta ai sottoposti alla misura di prevenzione di sorveglianza speciale, perchè indiziati, appartenenti alla mafia o ad altre organizzazioni criminali, di esercitare il diritto di voto consentendogli tuttavia di svolgere propaganda elettorale.
E’ evidente come questo default di sistema favorisca i perversi interessi esistenti spesso accertati tra criminalità organizzata e uomini politici.
Dopo quasi un ventennio il disegno di legge ideato dal Centro Studi Lazzati di Lamezia (CZ) è arrivato in Commissione alla Camera per iniziare il suo iter. Il ddl ha come oggetto il divieto di propaganda elettorale alle persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Il Centro Studi Regionale “Giuseppe Lazzati” è stato fondato da Romano De Grazia ex Magistrato della Suprema Corte di Cassazione e la presidente è Nero Provengano. Il ddl Lazzati è stato elaborato con la collaborazione dei prof. Luigi Fornari e Mario Alberto Ruffo, cattedra di Diritto Penale dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro.

Il disinteresse è sintomo di colpevolezza dello Stato italiano e dei suoi uomini di spicco. Tra le poltrone del nostro Parlamento ci sono personaggi che temono proposte di legge del genere. I coinvolgimenti diretti sono innumerevoli, nelle due camere al solo nominare del ddl Lazzati si suda freddo. La sua discussione è momentaneamente bloccata, prima per via delle elezioni ed ora per via del ddl Alfano e dei ballottagi. L’on. Angela Napoli parlamentare del Pdl e componente di spicco della Commissione Bicamerale Antimafia è stata l’artefice di questa insperate rinascita del disegno di legge Lazzati. La sua approvazione potrebbe dare un bel colpo alle connivenze tra mafia e politica, dove specie a livello locale ha raggiunto vette inimagginabili e dove sempre più spesso la Mafia è lo Stato e lo Stato è la Mafia.

Verrebbero allo scoperto gli altarini e gli intrecci che si creano durante le campagne elettorali, dove sono frequenti collusioni tra aspiranti e novelli politici ed esponenti della malavita organizzata. Si sa che, specie nei piccoli centri del sud, esistono candidati disposti a tutto pur di essere eletti. Qui vendere l’anima al diavolo è una consuetudine. Il disegno di legge prevede che se un candidato che ha avuto connivenze con la mafia è eletto e si scopre che ha avuto contatti con sorvegliati speciali, decade dalla sua carica e sarà punito penalmente. Questa proposta di legge ha il compito di bloccare le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle istituzioni. I tempi di approvazione non saranno di certo brevi, specie ora che la malavita risiede in Parlamento.

Secondo il presidente De Grazia il ritardo del cammino della “Lazzati” è dovuto alla volontà di politici di “sinistra e di destra”.

“E’ un progetto di legge che semina il panico e fa paura”. “La mafia e la politica sono un serio pericolo basta ricordare che in Campania sono stati sciolti 72 comuni per condizionamento camorristico, 46 in Sicilia per mafia, 45 in Calabria per ‘ndrangheta. Ma anche nel Lazio e in Piemonte la criminalità ha fatto la sua parte. Quindi bisogna intervenire concretamente per sconfiggere la criminalità organizzata”.

Gli intrecci tra le mafie nostrane e la politica sono da sempre uno dei più gravi mali di cui soffre il nostro paese. Tutti coloro che hanno osato avvicinarsi al santuario del Belpaese ora non ci sono più. Da Mauro De Mauro a Falcone, da Fava a Borsellino, da Peppino Impastato al gen. Dalla Chiesa, la lista è lunga. In Italia si è venuta a creare una fitta rete di collaborazioni tra potere forti: banche, massoneria, politica e mafia. Sono loro i burattinai delle gregge italico, convogliano voti, manovrano le pedine fondamentali, manicciano e se necessario uccidono. La storia è una loro serve, giostrata e plasmata al loro volere. Oggi che lor signori siedono alle Camere non hanno più neanche bisogno di infrangere le leggi, perchè adesso se le fanno loro. Tra poco essere onesto e un cittadino civile potrebbe diventare un reato. Del resto sono i media a creare le coscienze odierne, con la giusta propaganda anche la menzogna più assurda potrebbe trasformasi nella certezza più veritiera.

Diffondete la notizia del Ddl Lazzati, i telegiornali non ne parlano volutamente. Sparlano delle cazzate più svariate e la vera informazione e piacentemente taciuta al belente popolo italico. I partiti dominanti sono nati dal potere mafioso, Paolo Borsellino lo aveva scoperto e il 19 Luglio 1992 fu falto saltare in aria. Ma a differenza degli uomini, le idee sono immortali e il suo lavoro verrà concluso senz’altro da altri.

SVEGLIA!!!!

DISEGNO DI LEGGE “LAZZATI”

Art.1

Alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, alla camorra o ad altre associazioni comunque localmente denominate che perseguono finalità o agiscono con metodi corrispondenti a quelle delle associazioni di tipo mafioso, sottoposte alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è fatto divivieto di svolgere propaganda elettorale in favore o in pregiudizio di candidati e simboli, con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente.

Art. 2

Il sottoposto a sorbeglianza speciale di p.s. e che, trovandosi nelle condizioni di cui all’art.1, propone o accetta di svolgere attività di propaganda elettorale, e il candidato che la richiede o in qualsiasi modo la sollecita sono puniti con la reclusione da uno a sei anni.

Art. 3

Con la sentenza di condanna il Tribunale dichiara il candidato inelleggibile per un tempo non inferiore a cinque ani e non superiore a dieci e, se eletto, l’organo di appartenenza ne dichiara la decadenza.
IL Tribunale ordina, in ogni caso, la pubblicazione della sentenza di condanna ai sensi dell’art. 36 commi 2,3 e 4 c.p. ed in caso di inelleggibilità la trasmissione della sentenza, passata in giudicato, al Prefetto della provincia del luogo di residenza del candidato per l’esecuzione del provvedimento.

APPUNTI ILLUSTRATIVI DEL DISEGNO DI LEGGE “LAZZATI”

1) Introduce il divieto di propaganda elettorale per le persone ritenute socialmente pericolose e sottoposte alla misura della sorveglianaza speciale di P.S., persone per le quali con legge n. 222 D.P.R. del 20 marzo 1967 (art. n. 2 e n. 3) è stata prevista la sospensione del diritto di elettorato attivo e passivo, “non sono elettori”;

2) riguarda il fenomeno dell’inquinamento mafioso delle Istituzioni elettive (Comune, Provoncie, Regione e Parlamento) al momento della competizione elettorale, con effetti deastanti per le Istituzioni (significativi i datti pubblicatisull’Espresso di dicembre 2005 : n. 64 i Consigli comunali sciolti per condizionamento mafioso in Campania – Camorra; n. 53 in Calabria – Ndrangheta; n. 36 in Sicilia – Mafia; n. 5 in Puglia – Sacra Corona Unita; quel che è più grave che il fenomeno di stat estendend lungo la penisola, v. Nettuno, Ardea, Bardonecchia; ulteriore aggiornamento : Campania 72; Sicilia 46; Calabria 41; Puglia 7 (dati post da Legaautonomie));

3) il provvedimento di sospensione dell’attività di propaganda elettorale è inflitto con procedimento giurisdizionale e con il rispetto di tutte le garanzie difensive per la persona che è sottoposta a tale misura;

4) riguarda unicamente le persone indiziate di appartenere ad associazioni mafiose sottoposte per tale ragione alla misura della sorveglianza speciale (lo sono la maggior parte dei mafiosi);

5) mira a privare le associazioni malavitose di un potere contrattuale di indubbio peso quale la raccolta del voto in favore o in pregiudizio di candidati o simboli.

6) Lo strumento normativo proposto è più efficace della normativa allo stato vigente in quanto :

- lo scioglimento dell’assemblea elettiva è provvedimento generalizzato e per questo iniquo, penalizzando l’immagine dell’intera comunità e coloro che sono stati liberamente e democraticamente eletti;

- consente a forze dell’ordine e ad inquirenti di intervenire al momento della raccolta del consenso, evitando poi l’adozionne del provvedimento dell scioglimento;

- fa riferimento al mero ed accertabile fatto dell’attività di propaganda da parte di persona indiziata di appartenenza ad associazione mafiosa e per tale ragione sottoposta a misura di sorveglianza speciale, è pertanto più efficiente della normativa del voto di scambio, la cui concreta applicazione è condizionata dall’acquisizione della prova circa le ragioni e l’utilità reciproche che hanno indotto politico e malavitoso a raggiungere l’accordo elettorale, prova questa difficile da acquisire in materia di delitti di mafia e, comunque, generalmente, a volte acquisita a distanza di tempo, con nessuna incidenza, quindi, sulla competizione elettorale in occasione della quale il fatto è avvenuto.

Ulteriori precisazioni sul disegno di legge “Lazzati”

A) – Il Concetto di attività di propaganda elettorale non puù fare assolutamente riferimento al singolo atto di esortazione al voto per un candidato o un simbolo, come da qualche parte pretestualmte si tenta di far credere.
Attività di propaganda comporta concettualmente una molteplicità di atti, con predospizione a tal fine di persone e mezzi e cioè di una struttura elettorale;

B) – consegue che il sorvegliato speciale può svolgere “direttamente” cioè personalmente o “indirettamente” a mezzo di terze persone tale attiività di propganda e queste rispondono del reato a titolo di concorso ex art. 110 c.p.

C) – oltre alla sanzone penale, per il candidato sono previste ineleggibilità e decadenza, provvedimenti adottati a seguito di sentenza di condanna passata ingiudicata (in caso di ineleggibilità dal Tribunale precedete; in caso di decadenza dall’organo parlamentare di appartenza del candidato eletto.

D) – Nel giudizio le regole sono quelle sancite dal codice di procedura penale ed è sempre la Pubblica Accusa che deve provare materialità storica del reato ed elemento psicologico, sicchè non vale assolutamente l’ipotesi, pretestuosamente prospettata, di chi, per danneggiare un candidato o un simbolo, faccia rinvenire nella disponibilità del sorvegliato speciale o di un suo collaboratore, materiale elettorale appartenente a detto candidato.

In definitiva e per concludere la normativa proposta serve a colmare una lacuna del sistema ed eliminare un paradosso normativo, a costo zero per le Case dello Stato, come efficacemente messo in evidenza dal prof. Vittorio Grevi sul Corriere dellae Sera del 22 marzo1993 e del 15 ottobre 2006.

Il legislatore, con il D.P.R. n. 223 del 20 Marzo 1967 ha sancito, a seguito di accertamento di pericolosità, la sospensione (finchè dura la misura) dell’esercizio di diritto di voto e di candidarsi alla persona sottoposta a sorveglianza speciale, però consente alla stessa, nel contempo, pur se in stato di pericolosità, di raccogliere il consenso per persone che per suo conto gestiscano all’interno delle Istituzioni elettive il malaffare. Disciplina questa illogica e contraddittoria, tanto più se si riflette che al mafioso non interessa entrare di persona nella Istituzione, bensì ha interesse contrario e cioè di servirsi di suoi rappresentanti (meglio se formalmente incensurati), procurando loro il consenso e avvalendosi all’uopo delle ramificazioni nella zona dell’associazione cui appartiene. Con effetti, come si è detto, devastanti per L’Istituzione.
Lo strumento proposto mira, pertanto, a recidere alle origini (al mometo elettorale) questo intreccio perverso fra politica e malaffare, togliendo la politica ai delinquenti e la delinquenza ai politici di pochi scrupoli, a qualunque schieramento appartengano.
(da http://www.19luglio1992.com)


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