“Buongiorno a tutti, questa settimana vorrei parlare ancora un po’ del Partito Democratico e di quello che è successo dopo il no, non solo alla candidatura alle primarie di Beppe Grillo, ma anche al suo tesseramento, per tesserare una persona ci vuole molto poco, i filtri del tesseramento sono abbastanza labili e è giusto che sia così, fino a prova contraria una persona viene tesserata almeno che non sia un noto malfattore.
A Grillo hanno detto che non poteva neanche tesserarsi, mi sono molto incuriosito per questo statuto del Partito Democratico, perché è uno statuto particolare, uno statuto che è un po’ flessibile è come la legge secondo un famoso detto, credo, di Giovanni Giolitti che la legge per gli amici si interpreta e per i nemici si applica, in base allo statuto si è detto che Grillo non si sarebbe potuto iscrivere perché si riconosce in un movimento ostile al Partito Democratico che sarebbe quello delle liste civiche a 5 stelle, così hanno detto i garanti o il gran consiglio degli ayatollah presieduti da Berlinguer, quello sbagliato però, non purtroppo da Enrico e questo statuto però poi esiste, c’è anche su Internet, Paolo Flores D’Arcais è andato a vederlo e ha scoperto che in realtà nello statuto non c’è alcun accenno all’ispirarsi e al riconoscersi in un movimento ostile al PD, c’è un unico paio di motivi per i quali non ci si può iscrivere: Art. 2, comma 8, parla di persone che siano iscritte a altri partiti politici o aderiscano a gruppi di altri partiti politici all’interno di organi istituzionali elettivi.
Grillo com’è noto non è iscritto a alcun partito politico e quanto a gruppi all’interno di organi istituzionali elettivi non fa parte di nessuna assemblea elettiva, com’è noto e quindi non può fare neanche parte di gruppi all’interno di assemblee elettive.
Quindi questo comitato di garanti si è inventato una norma ad personam, anzi contra personam, nella migliore tradizione berlusconiana, poi vi stupite se questi non fanno l’opposizione a Berlusconi, usano gli stessi metodi!
Questo non perché mi stia rammaricando perché Grillo non ha avuto la tessera del PD o perché non è stato candidato, ma semplicemente perché mi piacerebbe capire come può definirsi democratico un partito che non rispetta neanche lo statuto che si è dato, ciascuno può darsi lo statuto che vuole, può escludere l’iscrizione dei cittadini con i capelli biondi, può escludere quelli alti meno di un metro e mezzo, che ne so, può fare quello che vuole, l’importante è che una volta stabilito quello che si deve fare, poi questo qualcosa valga per tutti e non soltanto per qualcuno! La cosa più interessante è proprio il percorso democratico del Partito Democratico, di cui l’esclusione di Grillo dalle primarie, soltanto l’ultima tappa, qualcuno di voi ricorderà che alla nascita del Partito Democratico nell’ottobre 2007, tentarono di candidarsi alle primarie per diventare i primi segretari oltre a Veltroni, Rosi Bindi, Enrico Letta, Adinolfi, Scalfarotto e Gawronski credo di non avere dimenticato nessuno, se l’ho fatto mi scuso, si presentarono anche o tentarono di presentarsi anche Furio Colombo, Marco Pannella e Antonio Di Pietro, due dei 3 erano effettivamente iscritti a altri partiti, il Partito Radicale e l’Italia dei Valori, anche se naturalmente la loro candidatura era finalizzata alla confluenza dentro il Partito Democratico, mentre invece Fulvio Colombo era proprio iscritto al Partito Democratico e era parlamentare del Partito Democratico, ci furono anche lì degli strani ghiribizzi burocratici, forse bisognerebbe chiamarlo il Partito burocratico, anche se però è una burocrazia particolare, perché è flessibile per alcuni e addirittura più rigida di quello che c’è scritto per alcuni altri.
















