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	<title>Flusso Canalizzatore &#187; CONTROINFORMAZIONE</title>
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		<title>Flusso Canalizzatore &#187; CONTROINFORMAZIONE</title>
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		<title>C.O.I.S.P. &#8211; LA CATTURA DEI LATITANTI MERITO DELLA POLIZIA, NON DI UN GOVERNO CHE  TAGLIA LE RISORSE OSTACOLANDO LA LOTTA ALLA MAFIA</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 10:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
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Riportiamo interamente il comunicato stampa del C.o.I.S.P. Nazionale che potete scaricare liberamente da QUI.
Ufficio Stampa Co.I.S.P. Nazionale
Alla cortese attenzione degli organi di stampa e delle testate giornalistiche
Oggetto:
LA CATTURA DEI LATITANTI MERITO DELLA POLIZIA, NON DI UN GOVERNO CHE
TAGLIA LE RISORSE OSTACOLANDO LA LOTTA ALLA MAFIA.
- L’ORDINE DI SERVIZIO PER LA SCORTA A FALCONE TRA LA CARTA [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=570&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://flussocanalizzatore.files.wordpress.com/2009/12/coisp.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-569" title="coisp" src="http://flussocanalizzatore.files.wordpress.com/2009/12/coisp.jpg?w=300&#038;h=137" alt="" width="300" height="137" /></a></p>
<p>Riportiamo interamente il comunicato stampa del C.o.I.S.P. Nazionale che potete scaricare liberamente da <a title="Comunicato stampa coisp cattura latitanti" href="http://www.coisp.it/ultimissime09/COISP%20-%20%20CATTURA%20LATITANTI%20e%20CARTE%20MANCANTI.pdf">QUI</a>.</p>
<p>Ufficio Stampa <strong>Co.I.S.P.</strong> Nazionale</p>
<p>Alla cortese attenzione degli organi di stampa e delle testate giornalistiche</p>
<p>Oggetto:</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">LA CATTURA DEI LATITANTI MERITO DELLA POLIZIA, NON DI UN GOVERNO CHE<br />
TAGLIA LE RISORSE OSTACOLANDO LA LOTTA ALLA MAFIA</span>.<br />
- L’ORDINE DI SERVIZIO PER LA SCORTA A FALCONE TRA LA CARTA DA RICICLARE! -</p>
<p style="text-align:justify;">“La <strong>cattura dei due super-latitanti di cosa nostra, Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati</strong>– che segue di pochi giorni l’arresto del boss Mimmo Raccuglia &#8211; rappresenta un nuovo straordinario <strong>successo della Polizia</strong> e della Polizia soltanto: <strong>non</strong> certo <strong>di un Governo che si appropria di meriti non suoi, e che</strong> anzi<br />
ostacola nei fatti, <strong>con i tagli alle risorse, il contrasto alla criminalità organizzata”</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">A sostenerlo è Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia.</p>
<p style="text-align:justify;">“Queste brillanti operazioni di servizio – continua Maccari – sono state <strong>possibili solo grazie allo spirito di sacrificio e al senso del dovere di colleghi</strong> valorosi, come quelli della Squadra Catturandi della Mobile di Palermo e Milano, ma anche di tanti altri uffici e uomini anonimi nei nomi ma non nei fatti, che <strong>continuano a lavorare senza mezzi e strumenti adeguati</strong>.<br />
I <strong>continui tagli da parte del Governo al comparto della Sicurezza</strong> costringono i <span style="text-decoration:underline;">poliziotti ad anticipare le spese per il carburante, per gli appostamenti, per i computer, per la carta, per le missioni</span>.<br />
In segno di ‘gratitudine’, a questi colleghi <span style="text-decoration:underline;">non vengono pagati neppure gli straordinari</span>”.<br />
Prosegue Maccari: “Se ancora non è chiaro in quale <strong>stato pietoso</strong> versi l’apparato della Sicurezza, ecco una notizia che lascia semplicemente agghiacciati: <span style="text-decoration:underline;">il Reparto Scorte di Palermo non ha più la carta per stampare gli ordini di servizio</span>, tanto da essere costretto a riciclare vecchi fogli, annullandone il fronte e stampando sul retro<br />
(cosa che avviene in tutti gli Uffici di Polizia, utilizzando le liste degli arresti domiciliari, delle sanzioni disciplinari, degli atti di polizia giudiziaria – alla faccia della riservatezza e della libertà!!)<br />
Ma qui, al Reparto scorte di Palermo, <span style="text-decoration:underline;">tra</span><span style="text-decoration:underline;"> quei mucchi di fogli di carta, un collega ha recuperato l’originale dell’ordine di servizio del 23 maggio 1992, il giorno della strage di Capaci: in quel foglio ci sono i nomi degli uomini della scorta di Giovanni Falcone, rimasti uccisi sull’autostrada insieme al magistrato ed a sua moglie”</span>.</p>
<p style="text-align:justify;">“Il <strong>vero contrasto alla mafia</strong> – conclude Maccari &#8211; non può che partire dal <strong>rispetto dei Servitori dello Stato che hanno dato la vita per combattere la criminalità</strong>. Un rispetto che deve essere dimostrato con i fatti: investendo sul comparto Sicurezza, dotando le Forze di Polizia di risorse, uomini e mezzi adeguati, garantendo la sicurezza sul lavoro, e <big><strong>non</strong></big>certo <strong>affannandosi negli stanchi rituali dei ‘complimenti’ alle Forze dell’Ordine e dei sorrisi in conferenza stampa</strong></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Marco Travaglio &#8211; Passaparola 9 Novembre 2009 &#8211; Piano B: non finire in carcere</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 15:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Testo:
Buongiorno a tutti. Siamo arrivati alla soluzione finale, all’ultima partita: il Cavaliere ha ordinato, ha intimato ai suoi alleati, a cominciare dai leaders interni alla sua maggioranza e al suo partito, quindi rispettivamente Bossi e Fini, con tutti i capigruppo, di vedersi al più presto in settimana e lì firmare un giuramento non di fedeltà, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=561&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><object classid='clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000' width='437' height='289' id='viddler'><param name='movie' value='http://www.viddler.com/player/e93a9452' /><param name='allowScriptAccess' value='always' /><embed src='http://www.viddler.com/player/e93a9452' width='437' height='289' type='application/x-shockwave-flash' allowScriptAccess='always' name='viddler' allowFullScreen='true'></embed></object></p>
<p><em>Testo:</em><br />
Buongiorno a tutti. Siamo arrivati alla soluzione finale, all’ultima partita: il Cavaliere ha ordinato, ha intimato ai suoi alleati, a cominciare dai leaders interni alla sua maggioranza e al suo partito, quindi rispettivamente Bossi e Fini, con tutti i capigruppo, di vedersi al più presto in settimana e lì firmare un giuramento non di fedeltà, ma di impunità per Berlusconi stesso: chi non ci sta è fuori dalla maggioranza. Se la maggioranza non c’è più su questo provvedimento si torna a votare: non si è capito bene per quale motivo il Cavaliere sia così disperato, visto che si pensava che i suoi processi fossero tutti destinati alla prescrizione. Ma evidentemente c’è qualcosa che lui sa e che noi non sappiamo, perché non parla di altro e non pensa a altro da quando è stato bocciato il Lodo Alfano.</p>
<div id="pp1"><strong>Ci siamo: colpo di Stato</strong></div>
<p>Vorrei fare poco lo spiritoso oggi, perché credo che siamo in pieno colpo di Stato: l’aria tutt’altro che allegra che aveva il Presidente della Camera, Fini, ieri sera nella bellissima intervista che ha fatto con Fabio Fazio secondo me dimostra chiaramente la tensione e la gravità del momento, siamo di fronte a uno squilibrato o, in alternativa, a un delinquente di tali proporzioni da non riuscire più a controllarsi. Una persona che sa di averne combinate tante e tali per cui deve giocarsi il tutto per tutto, mettendo per iscritto in una legge che lui non deve essere processato, perché questo è il senso di quello che succede questa settimana: i suoi reati non esistono più, i suoi processi non esistono più per legge, con la firma degli alleati, onde evitare che qualcuno si vergogni, arrossisca e scopra dopo le conseguenze di quello che si sta facendo e si tiri indietro. E’ un momento drammatico, forse ancora più drammatico dei tanti che già ci erano sembrati drammatici nel passato, perché nel passato si tentava di coprire con uno strato di vaselina, di ipocrisia le leggi per salvare Berlusconi dai processi: c’era sempre qualcun altro disposto a firmarle, c’era sempre qualche finta ragione generale per giustificare ciò che si faceva e invece no, questa volta questo impunito, questa vergogna ambulante se ne va in giro minacciando i suoi alleati e dicendo “ la firmo io, lo presento io, la stanno scrivendo i miei Avvocati, la firmiamo noi e la firmate anche voi e c’è scritto che io non devo essere processato, anche se la Corte Costituzionale ha appena detto che devo essere processato come tutti gli altri, anche se la legge dice che io devo essere processato, anche se la Costituzione dice che devo essere processato, anche se la magistratura dice che devo essere processato. Adesso facciamo un colpo di Stato, ci costituiamo come i governi in esilio, praticamente, i governi clandestini che si danno delle regole proprie, estranee a quelle del Paese nel quale vivono e si arroccano in qualche nascondiglio, preparando la riscossa.</p>
<p><span id="more-561"></span></p>
<p>Il problema è che questi signori, in teoria, sarebbero il governo legittimo e non devono resistere a un’invasione straniera o a un colpo di Stato interno, lo stanno facendo loro: lo sta facendo lui il colpo di Stato, il tutto in un clima spensierato. Se leggete i giornali.. anzi, guardate, a futura memoria, così almeno se poi il golpe riesce ci ricorderemo di questi titoli di giornale; a parte le menate sull’influenza A, sulla bufala del secolo praticamente: sapete che muore più gente per l’influenza normale. Titolo su Obama, titolo sulle catacombe dell’atomo in Francia, titolino: “ il Pdl non va, c’è aria da caserma”. “ Giustizia: le condizioni del patto, sì alla prescrizione breve, ma misure a tutela dei processi”; “la Lega Nord: intesa vicina; il Premier e la legge sottoscrivano tutti”, non c’è minimamente la percezione di quello che sta succedendo, sembra che stiano facendo delle riforme per abbreviare i tempi della giustizia. Il Giornale, dopo aver massacrato di botte tutti gli alleati affinché si appecoronassero agli ordini del Premier, adesso ci regala questi bei titoli: “ Niente messa per paura dell’islam”, per non parlare dei deliri di quest’altro personaggio. Questa è la situazione: vedete in televisione, ieri si sentiva il Tg1 dire “ allo studio alcune norme per rendere più sereno il compito del Premier di governare l’Italia”, così viene presentato, lo vogliono rendere più sereno e, soprattutto, vogliono sveltire i tempi della giustizia, no? Chi potrebbe essere contrario, se questo è il messaggio? In realtà c’è un colpo di Stato in atto, perché sta per essere siglata &#8211; speriamo non da tutto il centrodestra: da alcune cose dette da Fini sembrerebbe che i suoi uomini non siano disposti a firmarle, ma da alcune altre cose dette da Fini sembrerebbe che potrebbero essere disposti. Vedremo, tanto mancano pochi giorni, come al solito hanno fretta: hanno fretta evidentemente perché non basta loro neanche il fatto di sapere che i processi attualmente aperti sono destinati alla prescrizione e questo non può voler dire che una cosa, quello che dicevo prima, ossia che il delinquente sta continuando a delinquere anche dopo la data ultima scoperta dai magistrati. Per cui lui non spera nella prescrizione, che a noi invece risulta certa, perché lui sa di aver continuato a commettere reati anche dopo e che, prima o poi, si scoprirà e quindi la prescrizione verrà annullata, altrimenti non c’è motivo di modificare la prescrizione, visto che è praticamente certo che i suoi processi siano avviati in gran parte alla prescrizione.</p>
<div id="pp2"><strong>Il papello di Berlusconi</strong></div>
<p>Vediamo che cosa comprende questo papello, come l’hanno chiamato alcuni giornali, di Berlusconi, che è molto peggio del papello di Riina tra l’altro, perché danneggerebbe tutti i processi ovviamente: non i processi di mafia, ma tutti i processi per reati commessi anche da mafiosi, ai quali verrebbe data un’altra cadenza di prescrizione, sia per il computo finale dei termini di prescrizione e sia per il computo parziale perché, come vedremo, vogliono fare una prescrizione per ogni grado di giudizio.<br />
Se avete Il Fatto Quotidiano del 4 novembre, c’è un illuminante articolo di Tinti, a pagina 3, sulla porcata, anzi sulla doppia o tripla porcata che stanno tentando: innanzitutto il Cavaliere nessuno lo sapeva, ma lo si è scoperto in questi giorni, quando i suoi hanno infilato un emendamento alla Finanziaria, tramite la sua Mondadori ha un grosso contenzioso tributario da 200 milioni di Euro, dovuti e, evidentemente, non pagati. E allora che cosa sta facendo? Sta infilando un emendamento alla Finanziaria per fare in modo che, se due processi tributari arrivano in Cassazione con due sentenze conformi a favore dell’imputato, possono essere chiuse pagando solo il 5% di quello che viene contestato. Non so se è chiaro: se ti chiedono indietro soldi di tasse che non hai pagato e tu riesci a averla vinta nei primi due gradi di giudizio, alla fine, anche se ti danno torto, tu puoi pagare non quello che dovevi, ma il 5% di quello che dovevi. Se così fosse la Mondadori, se è vero che deve 200 milioni di Euro al fisco, potrebbe pagarne quanti? 10 invece di 200: capite che cosa sto dicendo, no? Che cosa è il colpo di Stato che è alle viste: deve pagare? Fa una legge in cui dice che non paga, adesso vedremo se ne fanno anche una per non risarcire il maltolto nel caso Mondadori, vedremo che cosa si inventeranno, se dovesse essere confermata anche in appello la sentenza civile del giudice Mesiano. E questo è un piccolo aspetto collaterale, dopodiché ci sono le norme sui processi: che cosa vogliono fare? Vogliono cambiare la prescrizione e introdurre la prescrizione non solo del reato, ma anche del processo: ieri sera avete sentito Gianfranco Fini dire una cosa falsa, tra le tante cose giuste che ha detto ce ne era una falsa, ossia che i processi a Berlusconi sono cominciati dopo la sua discesa in campo. Non è vero, le inchieste sulla Fininvest sono iniziate già nel 92, ne sono iniziate altre nel 93 e poi ne sono proseguite delle altre, naturalmente e ne sono iniziate di nuove, esattamente come è avvenuto per la FIAT, per l’Olivetti, per Ligresti, per l’Enel, l’IRI, l’Eni, la Montedison, tutti trattati nello stesso modo, le grandi aziende e i grandi gruppi italiani, tutti dal primo all’ultimo. Alcuni si sono arresi, hanno confessato, hanno mandato i loro managers a confessare, hanno patteggiato, hanno portato le carte, restituito il maltolto e conseguentemente, dalle indagini, sono usciti prima. Altri hanno resistito, uno in particolare: perché? Perché lui era entrato in politica apposta per salvarsi e quindi resistendo, negando, opponendosi, mentendo, negando anche l’evidenza etc. è ovvio che, nel tuo caso, i processi durano di più e che, finché non racconti tutto, sono i giudici a scoprire via via quello che hai fatto e lo scoprono, ovviamente, con i tempi che ci vogliono per scoprire le cose, altro conto è se a un certo punto, come hanno fatto altri grandi gruppi, vai, ti arrendi, consegni i tuoi managers, patteggi e restituisci il maltolto. Quindi non è vero che i processi a Berlusconi sono iniziati dopo la sua discesa in campo e chi non ci crede sa dove trovare, nei nostri libri, le sentenze che a Brescia, quando Berlusconi ha denunciato il pool di Milano proprio per averlo perseguito a causa del suo ingresso in politica, hanno risposto “ non è vero, sei tu che sei entrato in politica per perseguitare i giudici e bloccare i processi, che erano già avviati su quasi tutte le tue aziende, stavano arrivando a te e tu lo sapevi , tant’è che sei entrato in politica terrorizzato”.<br />
Quella frase di Fini, detta così per dare lo zuccherino a Berlusconi, è falsa, come è falso in radice, logicamente, il ragionamento secondo cui, visto che i processi sono lenti e durano troppo a lungo, allora bisogna tagliare i tempi della prescrizione. Eh no! Se i processi sono lenti e durano troppo a lungo bisogna tagliare i tempi dei processi, non i tempi della prescrizione! E’ come dire che ho la coperta corta e ho freddo e per scaldarmi cosa faccio? Taglio la coperta: no, la coperta la devi allungare, oppure ti tagli le gambe se non ci stai, ma certamente non devi tagliare la coperta. Questi vogliono tagliare la coperta, dicendo che la coperta è corta: come si fa a tagliare i tempi del processo? Evidentemente facendo concorsi per aumentare il numero dei magistrati, facendo assunzioni di personale affinché nei tribunali si lavori tutto il giorno e non solo la mattina, depenalizzando certi reati, se si vuole ritenere che non debbano essere puniti penalmente, perché non ce la si fa, organizzando meglio i tribunali, chiudendo quelli piccoli e accorpandoli a quelli grandi nei capoluoghi di regione, o almeno di provincia, razionalizzando le energie, le forze, i mezzi e soprattutto dando più soldi, e poi riducendo i gradi di giudizio. E poi, se proprio si vuole agire sulla prescrizione, c’è una norma che sarebbe utilissima per accorciare automaticamente, a costo zero, i tempi dei processi: quella che c’è negli altri Paesi, ovvero bloccare la prescrizione nel momento del rinvio a giudizio, quando lo Stato ritiene di aver trovato il colpevole di un reato, da quel momento non c’è prescrizione che tenga e conseguentemente, ovviamente, l’accusato non avrà nessun interesse a tirare in lungo il suo processo: perché? Perché che duri due mesi, due anni o che duri venti anni, se è colpevole alla fine lo condannano e se è innocente alla fine lo assolvono, non è previsto il risultato x, non è previsto il pareggio nella partita.  Ecco perché negli altri Paesi nessuno si mette a pagare gli Avvocati per venti anni per fare durare il suo processo venti anni: se sa di essere colpevole patteggia subito e risparmia anche un sacco di soldi in parcelle, questa è anche la ragione per cui all’estero gli Avvocati sono un decimo di quelli che abbiamo noi in Italia, la Francia ne ha circa 15 /20. 000, noi ne abbiamo più di 150. 000. Invece che cosa vogliono fare? Vogliono accorciare i termini di prescrizione, mandando in prescrizione ancora più processi di quelli che già vanno in prescrizione: tenete presente che in questo momento ogni anno vediamo andare in fumo, causa prescrizione, 200. 000 processi, 200. 000 processi con una media di un imputato vuole dire che abbiamo 200. 000 imputati che la fanno franca senza che si possa stabilire se erano colpevoli o, peggio, dopo che si è stabilito che erano colpevoli, ma lo Stato a quel punto si deve arrendere e non li può punire. Se fossero in media due gli imputati per ogni processo &#8211; e sapete che ci sono dei processi con decine di imputati &#8211; immaginate quante centinaia di migliaia di imputati la fanno franca a prescindere dalla loro colpevolezza, oppure dopo che si è già accertato che sono colpevoli o comunque che non sono innocenti, perché la prescrizione scatta anche dopo che uno è stato condannato due volte, cioè nei due gradi di merito, primo e secondo grado, già si è stabilito che sono colpevoli. Mentre si aspetta di capire se c’è qualche aspetto formale che vizia le prime due sentenze di colpevolezza conforme zac, arriva la prescrizione alla vigilia della Cassazione e quello, anche se era colpevole secondo il Tribunale della Corte d’Appello, se ne va a casa facendosi beffe delle vittime del reato! Questa è la situazione attuale.</p>
<div id="pp3"><strong>Il Piano Ghedini per i processi del capo</strong></div>
<p>Che cosa vogliono fare per la prescrizione? Tinti l’ha ben spiegato nel suo articolo: da un lato (piano A, Ghedini) taglio di un quarto dei termini di prescrizione per i procedimenti pendenti relativi a reati di non grave entità, commessi prima del 2 maggio 2006 e con pena massima fino a 10 anni. Quindi per i reati commessi fino al 2 maggio 2006, che è il giorno in cui entrò in vigore l’indulto, e con la pena massima fino a dieci anni la prescrizione viene tagliata di un quarto: sapete che era già stata quasi dimezzata con la legge ex Cirielli, che aveva raddoppiato il numero delle prescrizioni, che erano passate da cento a 200. 000 all’anno. Con quest’altra norma è ovvio che ci saranno decine di migliaia di processi che, all’improvviso, si troveranno già prescritti anche se sono in corso, anche se stanno per finire: perché? Perché naturalmente questa porcata viene applicata ai processi in corso e perché? Perché bisogna farci rientrare il processo a Berlusconi, il processo Mills e i processi per i diritti Mediaset, essendo tutti relativi a reati che, almeno a quanto si sa o a quanto hanno scoperto i magistrati, sono stati commessi prima del 2 maggio del 2006. Dice “ ah, va beh, ma sono solo i reati di non grave entità, puniti con pene inferiori a dieci anni”: sapete quali sono i reati puniti con pena inferiore ai dieci anni? Quasi tutti, se escludete l’omicidio, la strage, il sequestro di persona a scopo di estorsione e alcuni reati di grande traffico di droga, stiamo parlando di enormi quantitativi, quasi tutti gli altri reati stanno sotto la pena massima dei dieci anni. Associazione mafiosa, peculato, corruzione, falsa testimonianza, tutte le associazioni a delinquere, mafiose e non, omicidio colposo, furto, rapina, estorsione, le truffe, le molestie sessuali, le violenze sessuali, tutto. Praticamente questa sarebbe una gigantesca amnistia: perché? Perché già si fa fatica a fare i processi con la prescrizione attuale, figurarsi se la riducono di un altro quarto, no? Ma non sono ancora sicuri neanche con questa norma e quindi ecco il piano B: il piano B (sempre Ghedini) è questo, prescrizione del processo; che cosa vuole dire la prescrizione del processo? Hanno preso una norma fatta dal centrosinistra, quelli del centrosinistra vivono sempre sulla luna e conseguentemente presentano delle norme che sembrano scritte per la Scandinavia, cioè per i Paesi normali, dove si fanno pochi processi e ci sono tanti magistrati per farli, per cui avevano detto “ facciamo una bella legge che stabilisca quanto deve durare al massimo il processo in ogni sua fase”, le indagini già si sa, possono durare fino a un massimo di due anni, benissimo. Poi il Tribunale le può tenere al massimo per tre anni, la Corte d’Appello al massimo per due e la Corte di Cassazione al massimo per uno, altrimenti, se non rispettano ciascun grado questi tempi, il processo si prescrive anche all’interno di una singola fase: mentre oggi il processo è difficile che si prescriva in primo grado, di solito è in appello che arriva la mannaia del fattore tempo, adesso potrebbe prescriversi addirittura in Tribunale, se il Tribunale non riesce a evadere la pratica entro tre anni da quando l’ha ricevuta. Naturalmente non stiamo parlando di un processo che resta in Tribunale tre anni perché dura tre anni, stiamo parlando di un processo che magari il G.I.P., con rinvio a giudizio, manda al Tribunale oggi, il Tribunale di solito riesce a fissare la prima udienza tra un anno, tra un anno e mezzo, tra due anni. Dovrà fissare l’udienza e fare tutto il processo da quando l’ha ricevuto a quando lo manda via entro tre anni, compresi i tempi morti: cosa assolutamente impossibile. Sono queste norme assurde, tipiche di una sinistra astratta, che vive sulla luna: per fortuna poi non l’hanno approvata, anche perché una norma del genere senza dare i soldi ai tribunali per funzionare avrebbe massacrato, falcidiato tutti i processi. E allora che cosa hanno deciso di fare? Hanno deciso di riprendere questa norma targata centrosinistra, gli Avvocati di Berlusconi e di dire “ eh, è d’accordo anche il centrosinistra, l&#8217;hanno fatta loro, l’hanno proposta loro”: piccolo particolare, la proposta riguardava i processi del futuro ovviamente e non i processi in corso, invece questi la vogliono calare nei processi in corso. Da quanto è in Tribunale il processo Mills? Sapete perché è in Tribunale da tanti anni il processo Mills, perché Berlusconi si è fatto una serie di leggi per non farlo mai finire: adesso usa il fatto che è rimasto in Tribunale a lungo, grazie alle leggi che si è fatto lui, dicendo “ non c’è problema, tanto sospendiamo la prescrizione e la prescrizione poi ricomincerà a decorrere quando il Presidente del Consiglio avrà finito il suo mandato e potrà, finalmente, governare. Avevano detto che è così anche in Francia, tant’è che oggi Chirac viene processato per reati commessi venti anni fa da Sindaco di Parigi, perché nel frattempo era diventato Presidente, il Presidente deve essere lasciato tranquillo e quindi la prescrizione si sospende e si ricomincia il processo dopo, questo ci era stato detto”. Lasciamo perdere che Chirac era capo dello Stato e Berlusconi no e noi la norma sul capo dello Stato ce l’abbiamo tale e quale, ma questo ci era stato detto: “ nessun danno, il processo resta lì congelato, la prescrizione non decorre, riprende a decorrere quando lui lascia la carica”, questo ci era stato detto. Adesso cosa dicono? “ Eh, è rimasto lì troppo congelato e dobbiamo stabilire dei limiti, perché non si può mica stare lì in Tribunale per troppi anni!” e chi ce l’ha fatto stare lì in Tribunale per troppi anni? Il processo era rapidissimo, erano in due gli imputati, Mills e Berlusconi, tant’è che Mills già stato ricondannato pure in appello: perché Berlusconi no? Perché ha fatto delle leggi per non farsi giudicare. Adesso usa la durata del suo processo, che ha determinato lui prima facendo lungaggini con i suoi Avvocati e poi facendo una legge che bloccava il processo, per dire “ bene, in Tribunale c’è rimasto troppo, è già prescritto”, perché? Perché in Tribunale non può rimanere più di tre anni il processo, “eh, non se ne sono accorti i giudici che l’hanno tenuto lì per quattro o cinque anni, a causa della legge che mi sono fatto io?”. Vedete la spudoratezza? Ci sarebbe da prenderli a sberle dalla mattina alla sera per la vergogna di quello che riescono a sostenere e a fare con la complicità dei giornali e delle televisioni! Questo è quello che vogliono fare: oltre alla prescrizione per il reato, che diventerebbe più breve di un quarto, vogliono pure stabilire che comunque i processi sono già chiusi, perché sia il processo Mediaset che il processo Mills, proprio a causa delle lungaggini e della sospensione del Lodo Alfano, già sono durati più di tre anni in Tribunale e quindi sono morti: è una dichiarazione di morte dei processi al Presidente del Consiglio e, naturalmente, di tutti quegli altri processi che sono arrivati più di tre anni fa nei tribunali senza esserne ancora usciti. Guardate che questa norma andrà a salvare soprattutto, oltre a Berlusconi, gli imputati dei maxiprocessi: il maxiprocesso di mafia fatto da Falcone e Borsellino iniziò a metà degli anni 80 e finì in Cassazione nel 92: finì nel 92 e è evidente che, essendoci centinaia di imputati, era durato a lungo; era durato a lungo proprio perché c’erano molti mafiosi da processare. Adesso, laddove ci saranno molti delinquenti o presunti tali da processare, immaginate come si farà a farli in tre anni in primo grado, in due anni in appello e in un anno in Cassazione! E’ assolutamente evidente che questa norma è fatta apposta per favorire le lungaggini degli Avvocati: perché? Perché sapranno che basta loro impegnarsi allo spasimo per portare il processo oltre i tre anni in un grado, oltre i due anni in appello e oltre un anno in Cassazione e il processo è morto, anche se il reato non si è ancora prescritto. Del resto i calcoli sono semplici: Alfano, nella sua relazione al Parlamento sullo stato della giustizia, ha detto che in Italia la durata media del processo penale è sette anni e mezzo; se tu fai una prescrizione del processo che scatta dopo tre anni in primo grado, oppure dopo due anni in secondo grado, oppure dopo un anno in Cassazione, quale è la somma di queste tre prescrizioni? Tre, più due, più uno: sei. Se stabilisci che i processi devono durare sei anni ma, nei fatti, ne durano in media sette e mezzo, è evidente che tutti i processi, stando alla media fatta da Alfano, si prescriveranno o in primo grado, o in appello, o in Cassazione. Quindi capite che cosa sono disposti a fare questi mascalzoni per salvare il Presidente del Consiglio, con il giuramento sul suo papello e lo faranno come al solito, con il sorriso sulle labbra, dicendo “ ci vuole la ragionevole durata dei processi: lo dice la nostra Costituzione, lo dice la Corte Europea, che ci condanna perché durano troppo”. Certo, accorciate i processi allora, non la prescrizione: la prescrizione accorciata vuole dire che i processi continuano a durare a lungo ma, a un certo punto, muoiono. Non è una norma che abbrevia i processi, è una norma che uccide i processi: basterebbe chiamarla con il suo nome, la ammazza processi, la salva delinquenti, la salva ladri, la salva mafiosi, la salva camorristi, la salva corrotti, la salva estorsori, sequestratori, violentatori, pedofili etc. etc.. Naturalmente non troverete molti giornali che la chiamano con il suo nome: troverete invece molti giornali che diranno che è una norma contro l’eccessiva lunghezza dei processi, per abbreviare i processi, per dare certezza ai cittadini. Dietro c’è tutto quello che vi ho raccontato.</p>
<div id="pp4"><strong>Berlusconi come Riina</strong></div>
<p>Guardate, questa è la battaglia finale: se il Cavaliere riuscirà a vincere anche questa, magari con la complicità dell’opposizione &#8211; chiamiamola così &#8211; o del Capo dello Stato &#8211; chiamiamolo così &#8211; non ci sarà più alcuna speranza, la prassi è la stessa dell’anno scorso con il Lodo Alfano, minacciare sfracelli, minacciare un disastro epocale come quello che vi ho appena illustrato, in modo da fare venire fuori o dal Quirinale o dall’opposizione qualche sherpa che si offre per una mediazione e che, alla fine, gli dice “ salviamo i processi degli altri e vediamo di metterci d’accordo per bloccare i tuoi : quanti ne hai? Due o tre? Blocchiamo solo quelli”, è la stessa cosa che è avvenuta sul Lodo Alfano, quando lui aveva in piedi la blocca processi: sta facendo nuovamente la stessa cosa! Ma guardate che minacciare sfracelli per intavolare una trattativa e ottenere quello che si vuole per sé è la stessa cosa che ha fatto Totò Riina nel 1992, quando ha cominciato a mettere le bombe, poi ha presentato il conto, cioè il papello e le bombe hanno continuato a scoppiare finché qualcuno non ha messo la sua firma, il suo giuramento sotto quel papello. I metodi di Totò Riina oggi sono i metodi delle leggi ad personam e chissà che i beneficiari di certe leggi ad personam non siano gli stessi che hanno messo la loro firma in calce al papello 16 anni fa?! Passate parola e leggete, questa settimana, Il Fatto Quotidiano, perché sui temi dei rapporti mafia e politica abbiamo due o tre scoop veramente interessanti. Buona settimana.</p>
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		<title>Caro Minzolini, te la spiego io l&#8217;immunità parlamentare&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 08:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CONTROINFORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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In questo editoriale Augusto Minzolini, direttore del TG1, fa VOLUTAMENTE disinformazione.
Vili attacchi contro il magistrato Antonio Ingroia, che nel corso di una conferenza (potete vedere l&#8217;intervento video QUI) tenutasi lo scorso 7 Novembre ha parlato di &#8220;Emergenza Democratica&#8221;. Minzolini farnetica anche su presunti programmi politici del magistrato, riferimenti a &#8220;partiti&#8221; composti e fondati da magistrati, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=554&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><object classid='clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000' width='437' height='370' id='viddler'><param name='movie' value='http://www.viddler.com/player/837f6411' /><param name='allowScriptAccess' value='always' /><embed src='http://www.viddler.com/player/837f6411' width='437' height='370' type='application/x-shockwave-flash' allowScriptAccess='always' name='viddler' allowFullScreen='true'></embed></object></p>
<p>In questo editoriale Augusto Minzolini, direttore del TG1, fa VOLUTAMENTE disinformazione.</p>
<p>Vili attacchi contro il magistrato Antonio Ingroia, che nel corso di una conferenza (<a title="Antonio Ingroia - Emergenza Democratica" href="http://www.youtube.com/watch?v=PQbf2WtBsAk" target="_blank">potete vedere l&#8217;intervento video QUI</a>) tenutasi lo scorso 7 Novembre ha parlato di &#8220;Emergenza Democratica&#8221;. Minzolini farnetica anche su <strong>presunti programmi politici</strong> del magistrato, riferimenti a &#8220;partiti&#8221; composti e fondati da magistrati, e il tutto solo per avere una scusa, per concludere che è necessario tutelare la politica dalla magistratura.</p>
<p>Il direttore fa un escursus storico sulla Immunità Parlamentare commettendo errori madornali (SI SUPPONE VOLUTAMENTE, a meno che non abbia preso il tesserino da giornalista con i Punti Fragola dell&#8217;Esselunga) proprio per giustificare una sua eventuale (come avevo scritto tempo fa) reintroduzione.</p>
<p>Riporto la Storia dell&#8217;Immunità Parlamentare, scritta da Maria R. Calderoni, trovata su internet.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Da strumento di garanzia parlamentarea detestabile privilegio</strong></p>
<h2 style="text-align:center;"><strong>La lunga storia dell&#8217;immunità<br />
uccisa dalla Mala Politica</strong></h2>
<p><em>Maria R. Calderoni</em></p>
<p style="text-align:justify;">Ha una sua lunga storia, l&#8217;immunità parlamentare. Gli studiosi del ramo ne fanno risalire le origini nell&#8217;Inghilterra del Medio Evo, ricordando come la Magna Charta (1215) già contenesse il principio secondo il quale i baroni non potevano essere giudicati se non dai loro pari; Montesquieu ne fa un requisito fondamentale nel sistema della tripartizione dei poteri; la Rivoluzione francese taglia la testa al Re e all&#8217;assolutismo, proclamando che nessuno è al di sopra della legge e della sovranità nazionale, e però nel contempo riconoscendo all&#8217;Assemblea una precisa immunità a garanzia delle sue funzioni e prerogative. In Italia esiste ben prima dell&#8217;Unità.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;immunità parlamentare è introdotta nello Statuto Albertino, ispirandosi all&#8217;art. 44 della Costituzione Belga, che così recita: «Nessun membro dell&#8217;una o dell&#8217;altra Camera può essere indagato o perseguito a causa delle opinioni e dei voti espressi durante l&#8217;esercizio delle sue funzioni». Nel 1848, la norma è recepita in quella Carta Costituzionale del Regno di Sardegna che, dopo il 1861, diventa la Costituzione del Regno d&#8217;Italia. Art.51: «I Senatori e i Deputati non sono sindacabili in ragione delle opinioni da loro emesse e dei voti dati alle Camere».L&#8217;immunità parlamentare fa ripetutamente parlare di sé.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 1893, governo Giolitti, quando scoppia il colossale scandalo della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, senatore del Regno nonché governatore della banca medesima, invoca l&#8217;immunità parlamentare per non finire in manette, ad esempio. Ma nel 1913, ad esempio, Alceste De Ambris, sindacalista socialista, esule e condannato in contumacia per le sue idee politiche, eletto al Parlamento può tornare in patria grazie all&#8217;immunità parlamentare. <strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il regime fascista la mantiene in vita, usandola a modo proprio, e soprattutto calpestandola con violenza.</strong> <span style="text-decoration:underline;">Nel 1925, alla faccia della conclamata immunità parlamentare, Giuseppe Di Vittorio è arrestato; nel novembre 1926 è mandato in carcere Gramsci.</span> Poi arrivano le leggi speciali, la fine delle prerogative parlamentari, l&#8217;inizio della dittatura. <strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E&#8217; nel dicembre 1947 che l&#8217;immunità parlamentare viene di nuovo introdotta come norma costituzionale. A votarla sono i padri costituenti, tra essi De Gasperi, Terracini, La Pira, Togliatti, Moro, Fanfani, De Nicola</strong>; 453 voti favorevoli e 62 contrari. <strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Art. 68</strong>: «<em>Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale, a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell&#8217;atto di commettere un delitto per il quale è previsto l&#8217;arresto obbligatorio in flagranza</em>». <strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La norma ha sempre la stessa valenza: <span style="color:#ff0000;">salvaguardare la dignità della politica e il suo libero esercizio, impedire persecuzioni o ricatti.</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il dibattito sulla immunità è serrato, ma pochi dissentono. De Gasperi, Togliatti e Nenni non nascondono le implicazioni negative che l&#8217;immunità parlamentare può recare con sé; ma sono anche profondamente convinti che <strong><span style="text-decoration:underline;">il potere politico non deve insidiare quello giudiziario</span> </strong><span style="color:#000000;">e viceversa</span>; <strong>Giovanni Leone</strong>, che sarà poi il sesto Capo dello Stato, si dichiara «<strong>non favorevole a un troppo largo ampliamento dell&#8217;immunità</strong>»; <strong>Umberto Nobile</strong>, il trasvolatore del Polo Nord, eletto come indipendente nelle liste del Pci, dice: «<em>I deputati devono dare esempio agli altri cittadini nella condotta politica, ma anche negli atti della vita privata</em>».</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;">L&#8217;immunità parlamentare ha camminato da par suo.</span> <span style="color:#ff0000;">Per esempio, nel 1953, Francesco Moranino, il partigiano Gemisto, vittima di una montatura giudiziaria per un tragico episodio di guerra e dal Pci messo &#8220;in salvo&#8221; a Praga, nel 1953, eletto deputato, può ritornare in Italia grazie all&#8217;immunità parlamentare; nel 1968 Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi, querelati e denunciati per la loro famosa inchiesta sul Sifar, riescono ad evitare il carcere, sempre grazie alla stessa immunità parlamentare, dopo essere stati eletti nelle liste del Psi; nel 1984, Enzo Tortora, arrestato sotto con l&#8217;accusa (falsa) di spaccio, alla sua immunità di eurodeputato rinuncia, con clamore.Ha camminato da par suo dal 22 dicembre 1947 fino al 12 ottobre 1993. Immobile per 46 anni, pur tra sinistri scricchiolii, e sospette derive.</span> <strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nel tempo</strong>, esposta alle vicende spesso non edificanti della Prima Repubblica, <strong>ha finito per trasformarsi</strong> (o deformarsi) <strong>da strumento di garanzia parlamentare a detestabile privilegio non più legato alla carica istituzionale, bensì allo status di politico in quanto tale</strong>; <span style="color:#ff0000;"><strong>l&#8217;autorizzazione a procedere utilizzata come un&#8217;arma impropria</strong></span>, come uno scudo <strong>per coprire reati</strong> piccoli e soprattutto grandi, <strong>mafia e corruzione</strong> incluse. <strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Gli orribili Anni Ottanta</strong> scorrono, Tangentopoli è alle porte, lo scandalo dilaga: <strong>le richieste di autorizzazione a procedere</strong> (per corruzione, concussione, ricettazione, finanziamento illecito, abuso), <strong>arrivano a centinaia, ma il Parlamento-palude del connubio Dc-Psi le boccia a testa bassa</strong>: <span style="color:#ff0000;"><strong>186 respinte su 229</strong></span> <span style="text-decoration:underline;">solo nell&#8217;ultima legislatura</span>, quella che appunto finisce nel &#8216;92.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; il 29 aprile 1993 e il nuovo governo Ciampi, succeduto ad Amato, si è appena insediato; nel pomeriggio la Camera deve votare se concedere o no l&#8217;autorizzazione a procedere per cinque richieste della Procura di Milano contro <strong>Bettino Craxi</strong>, accusato di finanziamento illecito, corruzione, concussione.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La giunta di Montecitorio si pronuncia per il sì</strong>; Craxi, in un&#8217;autodifesa lunga un&#8217;ora, grida al processo sommario; a favore dell&#8217;autorizzazione si dichiarano Pds, Rifondazione, Verdi, Rete, Radicali, Pri, Lega, Msi. <strong>Si vota a scrutinio segreto, a sorpresa la Camera respinge</strong>. <span style="color:#ff0000;"><strong>Scoppia il putiferio, l&#8217;Aula è in subbuglio</strong></span>, la Rete annuncia di auto-sospendersi dal Parlamento, il Pds ritira dal governo i suoi tre ministri, <span style="color:#ff0000;"><strong>la Lega fa sventolare un cappio da forca</strong></span> <span style="color:#ff0000;"><strong>e davanti a Montecitorio una folla protesta con bandiere e cartelli.</strong></span> I socialisti si rifugiano all&#8217;hotel Raphael e lì Craxi è bersagliato dal lancio delle monetine. <span style="color:#ff0000;"><strong>Il malaffare politico questa volta è battuto.</strong></span> <strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;immunità ha perso la faccia</strong>, trascinata sul banco d&#8217;accusa come &#8220;<em><strong>un privilegio medievale</strong></em>&#8220;; &#8220;<em><strong>un espediente per sottrarsi alla giustizia</strong></em>&#8220;; &#8220;<em><strong>un corporativo interesse di parte dalle aberranti conseguenze</strong></em>&#8220;. <span style="color:#ff0000;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Tutti contro l&#8217;immunità; maggioranza e opposizione il 12 ottobre votano compatti per la sua abrogazione</strong></span>. Alla Camera 525 sì, 5 no e un astenuto; al Senato 224 sì, 7 no e nessun astenuto.</p>
<p style="text-align:justify;">Qui giace l&#8217;immunità parlamentare. Uccisa dalla Mala Politica.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><br />
</strong></p>
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<p>&nbsp;</p>
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<tbody>
<tr>
<td style="padding:0 5.25pt;">
<p style="margin-right:5.25pt;margin-left:5.25pt;line-height:12pt;"><span style="font-family:Verdana;color:black;">Maria R. Calderoni<br />
Viene da lontano. Ha una sua lunga storia, l&#8217;immunità parlamentare. Gli   studiosi del ramo ne fanno risalire le origini nell&#8217;Inghilterra del Medio   Evo, ricordando come la Magna Charta (1215) già contenesse il principio   secondo il quale i baroni non potevano essere giudicati se non dai loro pari;   Montesquieu ne fa un requisito fondamentale nel sistema della tripartizione   dei poteri; la Rivoluzione francese taglia la testa al Re e all&#8217;assolutismo,   proclamando che nessuno è al di sopra della legge e della sovranità   nazionale, e però nel contempo riconoscendo all&#8217;Assemblea una precisa   immunità a garanzia delle sue funzioni e prerogative.<br />
In Italia esiste ben prima dell&#8217;Unità. L&#8217;immunità parlamentare è introdotta   nello Statuto Albertino, ispirandosi all&#8217;art. 44 della Costituzione Belga,   che così recita: «Nessun membro dell&#8217;una o dell&#8217;altra Camera può essere   indagato o perseguito a causa delle opinioni e dei voti espressi durante   l&#8217;esercizio delle sue funzioni». Nel 1848, la norma è recepita in quella   Carta Costituzionale del Regno di Sardegna che, dopo il 1861, diventa la   Costituzione del Regno d&#8217;Italia. Art.51: «I Senatori e i Deputati non sono   sindacabili in ragione delle opinioni da loro emesse e dei voti dati alle   Camere».<br />
L&#8217;immunità parlamentare fa ripetutamente parlare di sé. Nel 1893, governo   Giolitti, quando scoppia il colossale scandalo della Banca Romana, Bernardo   Tanlongo, senatore del Regno nonché governatore della banca medesima, invoca   l&#8217;immunità parlamentare per non finire in manette, ad esempio. Ma nel 1913,   ad esempio, Alceste De Ambris, sindacalista socialista, esule e condannato in   contumacia per le sue idee politiche, eletto al Parlamento può tornare in   patria grazie all&#8217;immunità parlamentare.<br />
Il regime fascista la mantiene in vita, usandola a modo proprio, e   soprattutto calpestandola con violenza. Nel 1925, alla faccia della   conclamata immunità parlamentare, Giuseppe Di Vittorio è arrestato; nel   novembre 1926 è mandato in carcere Gramsci. Poi arrivano le leggi speciali,   la fine delle prerogative parlamentari, l&#8217;inizio della dittatura. E&#8217; nel   dicembre 1947 che l&#8217;immunità parlamentare viene di nuovo introdotta come   norma costituzionale. A votarla sono i padri costituenti, tra essi De   Gasperi, Terracini, La Pira, Togliatti, Moro, Fanfani, De Nicola; 453 voti   favorevoli e 62 contrari. Art. 68: «Senza autorizzazione della Camera alla   quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a   procedimento penale, a perquisizione personale o domiciliare, né può essere   arrestato, o altrimenti privato della libertà personale o mantenuto in   detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna,   ovvero se sia colto nell&#8217;atto di commettere un delitto per il quale è   previsto l&#8217;arresto obbligatorio in flagranza». La norma ha sempre la stessa   valenza: salvaguardare la dignità della politica e il suo libero esercizio,   impedire persecuzioni o ricatti.<br />
Il dibattito sulla immunità è serrato, ma pochi dissentono. De Gasperi,   Togliatti e Nenni non nascondono le implicazioni negative che l&#8217;immunità   parlamentare può recare con sé; ma sono anche profondamente convinti che il   potere politico non deve insidiare quello giudiziario e viceversa; Giovanni   Leone, che sarà poi il sesto Capo dello Stato, si dichiara «non favorevole a   un troppo largo ampliamento dell&#8217;immunità»; Umberto Nobile, il trasvolatore   del Polo Nord, eletto come indipendente nelle liste del Pci, dice: «I   deputati devono dare esempio agli altri cittadini nella condotta politica, ma   anche negli atti della vita privata».<br />
L&#8217;immunità parlamentare ha camminato da par suo. Per esempio, nel 1953,   Francesco Moranino, il partigiano Gemisto, vittima di una montatura   giudiziaria per un tragico episodio di guerra e dal Pci messo &#8220;in   salvo&#8221; a Praga, nel 1953, eletto deputato, può ritornare in Italia   grazie all&#8217;immunità parlamentare; nel 1968 Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi,   querelati e denunciati per la loro famosa inchiesta sul Sifar, riescono ad   evitare il carcere, sempre grazie alla stessa immunità parlamentare, dopo   essere stati eletti nelle liste del Psi; nel 1984, Enzo Tortora, arrestato   sotto con l&#8217;accusa (falsa) di spaccio, alla sua immunità di eurodeputato   rinuncia, con clamore.<br />
Ha camminato da par suo dal 22 dicembre 1947 fino al 12 ottobre 1993.   Immobile per 46 anni, pur tra sinistri scricchiolii, e sospette derive. Nel   tempo, esposta alle vicende spesso non edificanti della Prima Repubblica, ha   finito per trasformarsi (o deformarsi) da strumento di garanzia parlamentare   a detestabile privilegio non più legato alla carica istituzionale, bensì allo   status di politico in quanto tale; l&#8217;autorizzazione a procedere utilizzata   come un&#8217;arma impropria, come uno scudo per coprire reati piccoli e   soprattutto grandi, mafia e corruzione incluse. Gli orribili Anni Ottanta   scorrono, Tangentopoli è alle porte, lo scandalo dilaga: le richieste di   autorizzazione a procedere (per corruzione, concussione, ricettazione,   finanziamento illecito, abuso), arrivano a centinaia, ma il Parlamento-palude   del connubio Dc-Psi le boccia a testa bassa: 186 respinte su 229 solo   nell&#8217;ultima legislatura, quella che appunto finisce nel &#8216;92.<br />
E&#8217; il 29 aprile 1993 e il nuovo governo Ciampi, succeduto ad Amato, si è   appena insediato; nel pomeriggio la Camera deve votare se concedere o no   l&#8217;autorizzazione a procedere per cinque richieste della Procura di Milano   contro Bettino Craxi, accusato di finanziamento illecito, corruzione, concussione.   La giunta di Montecitorio si pronuncia per il sì; Craxi, in un&#8217;autodifesa   lunga un&#8217;ora, grida al processo sommario; a favore dell&#8217;autorizzazione si   dichiarano Pds, Rifondazione, Verdi, Rete, Radicali, Pri, Lega, Msi. Si vota   a scrutinio segreto, a sorpresa la Camera respinge. Scoppia il putiferio,   l&#8217;Aula è in subbuglio, la Rete annuncia di auto-sospendersi dal Parlamento,   il Pds ritira dal governo i suoi tre ministri, la Lega fa sventolare un   cappio da forca e davanti a Montecitorio una folla protesta con bandiere e   cartelli. I socialisti si rifugiano all&#8217;hotel Raphael e lì Craxi è   bersagliato dal lancio delle monetine.<br />
Il malaffare politico questa volta è battuto. L&#8217;immunità ha perso la faccia,   trascinata sul banco d&#8217;accusa come &#8220;un privilegio medievale&#8221;;   &#8220;un espediente per sottrarsi alla giustizia&#8221;; &#8220;un corporativo   interesse di parte dalle aberranti conseguenze&#8221;. Tutti contro   l&#8217;immunità; maggioranza e opposizione il 12 ottobre votano compatti per la   sua abrogazione. Alla Camera 525 sì, 5 no e un astenuto; al Senato 224 sì, 7   no e nessun astenuto.<br />
Qui giace l&#8217;immunità parlamentare. Uccisa dalla Mala Politica.</span></p>
<p>17/10/2009</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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	</item>
		<item>
		<title>Assemblea Partito Democratico Sicilia: Lumia abbandona il congresso per l&#8217;elezione del segretario &#8211; Contro la logica dell&#8217;organigramma</title>
		<link>http://flussocanalizzatore.wordpress.com/2009/11/09/anno-zero-partito-democratico-sicilia-lumia-abbandona-il-congresso-per-lelezione-del-segretario-contro-la-logica-dellorganigramma/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 13:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
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Immagini e interviste di Simone Di Stefano
Assemblea congressuale del Partito Democratico della Sicilia. Si deve decidere sull&#8217;elezione del segretario regionale: I candidati sono Lupo e Beppe Lumia; il terzo candidato alle primarie era Bernardo Mattarella, arrivato terzo. La presidenza dell’Assemblea ha stravolto il programma dei lavori dando a Bernardo Mattarella, escluso dalla competizione, la possibilità di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=544&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><object classid='clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000' width='437' height='288' id='viddler'><param name='movie' value='http://www.viddler.com/player/1e223875' /><param name='allowScriptAccess' value='always' /><embed src='http://www.viddler.com/player/1e223875' width='437' height='288' type='application/x-shockwave-flash' allowScriptAccess='always' name='viddler' allowFullScreen='true'></embed></object></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Immagini e interviste di Simone Di Stefano</strong></p>
<p style="text-align:left;">Assemblea congressuale del Partito Democratico della Sicilia. Si deve decidere sull&#8217;elezione del segretario regionale: I candidati sono Lupo e Beppe Lumia; il terzo candidato alle primarie era Bernardo Mattarella, arrivato terzo. La presidenza dell’Assemblea ha stravolto il programma dei lavori dando a Bernardo Mattarella, escluso dalla competizione, la possibilità di intervenire alla stregua di un candidato al ballottaggio e, allo stesso tempo, impedendo che si aprisse un confronto tra i delegati. A differenza dell&#8217;assemblea nazionale, dove Bersani ha cercato (e sta cercando) di far prevalere l&#8217;integrazione delle mozioni e una collaborazione costruttiva, in Sicilia si guarda all&#8217;organigramma. Un accordo Lupo-Mattarella ha tagliato fuori Beppe Lumia dal gioco della segreteria, la sua mozione (<a href="../files/2009/11/mozione_lumia.doc">Mozione_Lumia</a>) non è stata integrata e si è guardato solamente alla spartizione delle poltrone. Non è un caso se <strong>sia Mattarella che Lupo</strong> nei loro interventi non hanno parlato di programma, ma <strong>hanno posto come priorità le dimissioni di Antonello Cracolici da capogruppo</strong>, con cui hanno condiviso la linea di innovazione del PD all’Ars.</p>
<p style="text-align:left;">Assemblea democratica o assemblea democristiana?</p>
<p style="text-align:left;">Il filmato parla da solo, guardate, ascoltate e diffondete! Perché tutti sappiano cosa succede in Sicilia.</p>
<p style="text-align:left;">E questo vuole essere il partito d&#8217;opposizione?</p>
<p style="text-align:left;">A questo punto viene da domandarsi: &#8220;A quando l&#8217;ingresso di Cuffaro all&#8217;interno del PD?&#8221;.</p>
<h2 style="text-align:center;">RISSA ALL&#8217;ASSEMBLEA REGIONALE PD SICILIA</h2>
<p style="text-align:center;"><object classid='clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000' width='437' height='392' id='viddler'><param name='movie' value='http://www.viddler.com/player/f7007d3e' /><param name='allowScriptAccess' value='always' /><embed src='http://www.viddler.com/player/f7007d3e' width='437' height='392' type='application/x-shockwave-flash' allowScriptAccess='always' name='viddler' allowFullScreen='true'></embed></object></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Le immagini della rissa (immagini di Matteo Scirè, Maria Ficano e Francesca Scaglione)</strong></p>
<h2>UNITA’ ATTORNO A PROGETTUALITA’ E NON ORGANIGRAMMA</h2>
<p>Le tre proposte progettuali vanno integrate. L’unità del partito si costruisce attorno alla progettualita’ e non all’organigramma. A livello nazionale si è proceduto così: Bersani ha fatto scelte non previste per integrare le proposte dell’area Franceschini e della mozione Marino. Qui in Sicilia tutto questo e’ stato bloccato, non ci e’ stata data la possibilita’ di integrare la progettualità e farla diventare patrimonio e scelta comune e anche nei lavori congressuali si è scelto di fare questo, contravvenendo all’anima che il partito si vuole dare in Sicilia e contravvenendo allo spirito congressuale che il partito si sta dando in tutta Italia.</p>
<p>Oggi si voleva fare un congresso pilotato, senza dibattito, senza progetto, col solo obiettivo di ratificare un organigramma delle poltrone già chiuso: nuovo capogruppo all’Ars Bernardo Mattarella e così via per la presidenza e la vice segreteria regionale. Per questo abbiamo deciso di abbandonare i lavori, per non diventare complici di un gioco di potere che vuole stritolare la vera essenza della democrazia e che con il Partito Democratico non ha nulla a che vedere.</p>
<p>La presidenza dell’Assemblea ha stravolto il programma dei lavori dando a Bernardo Mattarella, escluso dalla competizione, la possibilità di intervenire alla stregua di un candidato al ballottaggio e, allo stesso tempo, impedendo che si aprisse un confronto tra i delegati. Di fronte a questo non potevamo stare al gioco di un preambolo, quello dell’accordo Lupo-Matarella, funzionale alla ricomposizione del centrodestra e al ritorno del cuffarismo. Non è un caso se sia Mattarella che Lupo nei loro interventi non hanno parlato di programma, ma hanno posto come priorità le dimissioni di Antonello Cracolici da capogruppo, con cui hanno condiviso la linea di innovazione del PD all’Ars.</p>
<p>Il nostro progetto comunque continuerà e metterà al centro la formazione all’interno del Partito, un contrasto netto alla privatizzazione dell’acqua e alla mala gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e un grande investimento sulla scuola.</p>
<p><!-- You can start editing here. --> <!-- If comments are closed. --></p>
<p>Tratto dal sito di <a title="UNITA’ ATTORNO A PROGETTUALITA’ E NON ORGANIGRAMMA" href="http://www.giuseppelumia.it/?p=2603" target="_blank">Beppe Lumia</a></p>
<h2 style="text-align:center;">MA CHI E&#8217; BEPPE LUMIA?</h2>
<p>Giuseppe Lumia è nato a Termini Imerese il 28 giugno 1960. Consulente piccole e medie imprese, formatore manager d’impresa, ha iniziato il suo impegno sociale con l’Azione Cattolica Italiana dove ha ricoperto vari incarichi: responsabile del Movimento Studenti della diocesi di Palermo, consigliere diocesano del settore giovani, vice Presidente nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana). È stato Responsabile nazionale del settore Cooperative sociali del Centro nazionale per lo sviluppo della cooperazione e dell’autogestione (Cenasca nazionale), nonché Consulente Formez per le politiche sociali del volontariato e per i soggetti sociali non profit del Mezzogiorno. Per diversi anni ha ricoperto l’incarico di Presidente nazionale del MOVI (Movimento di Volontariato Italiano), con il risultato di federare più di mille gruppi di volontariato in Italia. È tra i promotori del Terzo Settore Sociale, che raccoglie in tutta Italia esponenti del volontariato, dell’associazionismo, del lavoro e delle imprese: per coniugare legalità e sviluppo, contro la mafia e l’individualismo, per una cultura di giustizia sociale, di pace, di salvaguardia dell’ambiente. Ha promosso, inoltre, la “Costituente della Strada” ed il Movimento politico “Agire solidale”.</p>
<p>Nel 1990 partecipa da indipendente alla fondazione del Partito Democratico della Sinistra, divenendo componente del Primo Comitato Nazionale. Aderisce in seguito ai Democratici di Sinistra, entrando a far parte della Direzione Nazionale.</p>
<p>Il 13 aprile 2008 è eletto Presidente dell’Assemblea costituente del PD siciliano.</p>
<p>Attualmente è senatore della Repubblica. Membro della 5ª Commissione permanente (Bilancio) e componente della Commissione Parlamentare Antimafia, fa parte del Gruppo del Partito Democratico.</p>
<p>Oltre alla lotta alla mafia, si è occupato in particolare della chiusura dei residui manicomiali (Relatore dell’indagine conoscitiva sulla chiusura degli ospedali psichiatrici), della Croce Rossa (Relatore dell’indagine conoscitiva sulla croce Rossa Italiana), della riforma dell’assistenza e del settore delle tossicodipendenze, argomento di cui si occupa da diversi anni (Relatore della legge 45 del 9 febbraio 1999 sulle tossicodipendenze).</p>
<p>Numerose le iniziative intraprese e le proposte di legge presentate come primo firmatario e cofirmatario in materia di: promozione della piccola e media impresa nel settore dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio, della pesca, dell’industria e del turismo; assistenza dei servizi sociali a favore del singolo e del nucleo familiare; innalzamento del limite d’età per l’accesso alla Pubblica Amministrazione; interventi di prevenzione delle condizioni di disagio e di povertà; assistenza farmaceutica e sanità; razionalizzazione della finanza pubblica; disposizioni per l’attuazione del testo unico sulle tossicodipendenze; misure per il risanamento e l’occupazione nelle aree depresse.</p>
<p>Tratto dal sito di <a title="Beppe Lumia - Biografia" href="http://www.giuseppelumia.it/?page_id=2" target="_blank">Beppe Lumia</a></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>Errata Corrige:</em></span> Ci è pervenuta una mail da parte di M. S., nella quale testualmente ci dice:</p>
<p><em>Si prega di togliere anno zero dalla notizia perchè il video non è un servizio di annozero.Grazie</em></p>
<p>Abbiamo accolto la richiesta modificando il titolo. Sottolineiamo, comunque, che non era nostra intenzione appropiarci del &#8220;marchio&#8221; Anno Zero. La dicitura nel precedente titolo voleva solamente sottolineare il fatto che questi comportamenti utilizzati e le logiche della spartizione delle poltrone, sono comportamenti del passato che male fanno alla politica. Anno Zero voleva essere, quindi, un chiaro riferimento al passato.</p>
<p>Ci scusiamo per il <em>qui, pro, quo</em>.</p>
<p><em>Doc Brown.</em></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Processo Dell&#8217;Utri: l&#8217;emissario di Cosa Nostra</title>
		<link>http://flussocanalizzatore.wordpress.com/2009/10/10/processo-dellutri-lemissario-di-cosa-nostra/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 06:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CONTROINFORMAZIONE]]></category>
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		<category><![CDATA[PROCESSO DELL'UTRI]]></category>
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		<description><![CDATA[
Riporto il servizio girato dell&#8217;ultima udienza del processo a Marcello Dell&#8217;Utri di ieri venerdì 9 ottobre.
Testo dell&#8217;intervento
E&#8217; proseguita anche oggi davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo la requisitoria del Procuratore Generale, Nino Gatto, nel processo di secondo grado a carico del senatore del PDL Marcello Dell’Utri.
Nel corso della scorsa udienza il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=486&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://flussocanalizzatore.wordpress.com/2009/10/10/processo-dellutri-lemissario-di-cosa-nostra/"><img src="http://img.youtube.com/vi/RINJaoDDuXo/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Riporto il servizio girato dell&#8217;ultima udienza del processo a Marcello Dell&#8217;Utri di ieri venerdì 9 ottobre.</p>
<p><strong>Testo dell&#8217;intervento</strong></p>
<p><em>E&#8217; proseguita anche oggi davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo la requisitoria del Procuratore Generale, <strong>Nino Gatto</strong>, nel processo di secondo grado a carico del senatore del PDL <strong>Marcello Dell’Utri</strong>.</em></p>
<p><em>Nel corso della scorsa udienza il PG si era soffermato sul ruolo svolto dal mafioso <strong>Vittorio Mangano </strong>presso la residenza di <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Mangano è stato descritto come “<strong>il simbolo della protezione</strong> accordata da Cosa Nostra a Berlusconi”.<br />
Grazie all’intermediazione dell’imputato Marcello Dell’Utri, infatti, Berlusconi conobbe – secondo la testimonianza del pentito <strong>Galliano </strong>– rimanendone affascinato, il capo mafia <strong>Stefano Bontate</strong>. Così, stringendo una mano dopo l’altra, quel giovane imprenditore, che poi sarebbe diventato l’uomo più potente d’Italia, poté dormire sonni tranquilli.</em></p>
<p><em>Oggi il Procuratore Generale si è soffermato sull’analisi delle eccezioni della difesa sull’attendibilità di alcuni collaboratori che hanno permesso nel processo di primo grado di dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il <strong>ruolo di cerniera</strong> svolto da Marcello Dell’Utri tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Da qui la condanna in primo grado a 9 anni e sei mesi di reclusione per <strong>concorso esterno in associazione mafiosa</strong>.</em></p>
<p><em>Gli avvocati della difesa hanno messo in discussione l’attendibilità delle testimonianze alcuni collaboratori. In particolare contro <strong>Francesco Di Carlo</strong> il collegio difensivo, composto dagli avvocati <strong>Di Peri</strong>, <strong>Federico</strong>, <strong>Mormino </strong>e <strong>Sammarco</strong>, produceva una sentenza della Cassazione che – secondo il loro parere – sancendo la mancanza di pentimento del Di Carlo per i reati commessi ne avrebbe compromesso la credibilità in ordine alle dichiarazioni rese alla Corte. Ma il PG Nino Gatto, leggendo la stessa sentenza avrebbe riscontrato che l’affermazione secondo la quale Di Carlo non avrebbe mostrato segni di pentimento in realtà era diversa: la Cassazione non era in grado di rilevare, né poteva farlo, se Di Carlo fosse o meno pentito per i reati commessi.</em></p>
<p><em>La discussione si è poi spostata su ulteriori episodi che dimostrerebbero l’<strong>ampio ventaglio di amicizie mafiose di Dell’Utri</strong> e di come chi lo conoscesse utilizzasse i suoi <strong>buoni uffici per ottenere favori o posti di lavoro</strong>.</em></p>
<p><em>E’ il caso, ad esempio, del provino al <strong>Milan </strong>ottenuto per l’allora giovanissimo, ma già promettente, calciatore <strong>Gaetano D’Agostino</strong> oggi in forza all’Udinese e con qualche presenza in Nazionale.</em></p>
<p><em>Tra il 1992 ed il 1994 il padre Giuseppe D’Agostino, che all’epoca faceva l’allenatore dilettante, si rivolge a tale <strong>Carmelo Barone</strong> che gli parla della possibilità di un provino al Milan per il giovane figlioletto.</em></p>
<p><em>Provino che avvenne senza il concretizzarsi dell’ingaggio a causa dell’età del piccolo Gaetano e del regolamento federale che imponeva ai familiari il trasferimento a Milano della famiglia. Una condizione che non rientrava nelle possibilità economiche dei D’Agostino ma che Dell’Utri avrebbe potuto favorire <strong>offrendo un posto di lavoro</strong>.</em></p>
<p><em>Ma Carmelo Barone, del quale Dell’Utri nega la conoscenza nonostante il suo nome comparisse nelle sue agende, avrebbe perso la vita poco tempo dopo ridimensionando le aspirazioni di Giuseppe D’Agostino.</em></p>
<p><em>Tempo dopo però questi favorì  la latitanza dei <strong>fratelli Graviano</strong>. Saranno loro ad intercedere nuovamente presso Marcello Dell’Utri facendo ottenere, nel 1994, un <strong>nuovo provino al giovane Gaetano</strong>.</em></p>
<p><em>La ricostruzione dei fatti del Procuratore Generale è stata contestata da Marcello Dell’Utri con una nota nella quale afferma di non conoscere i fratelli Graviano.</em></p>
<p><em>Ma secondo il PG ed i Giudici di primo grado la morte di Carmelo Barone lascia al D’Agostino, come <strong>unico canale verso la dirigenza del Milano</strong>, quindi di Dell’Utri, quello dei fratelli Graviano.</em></p>
<p><em>Marcello Dell’Utri segnalò il calciatore e la circostanza è stata già confermata dal teste <strong>Francesco Zagatt</strong>i all’epoca capo degli osservatori del Milan.</em></p>
<p><em>La requisitoria è poi proseguita con la ricostruzione degli <strong>attentati incendiari subiti dai magazzini Standa di Catania</strong>.  Una vicenda che comproverà ulteriormente la commissione, da parte dell’imputato Dell’Utri, di un’e<strong>nnesima condotta di mediazione</strong> tra gli interessi di “Cosa Nostra” e quelli del gruppo imprenditoriale nel quale egli era (e continua ad essere) inserito.</em></p>
<p><em>Prossima udienza, forse l’ultima dedicata alla requisitoria, venerdì16 ottobre.</em></p>
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		<title>Messina contesta Berlusconi &#8211; ma la TV di regime ignora</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 14:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sentire parlare di una Italia al servizio di Berlusconi fa schifo, viverla in diretta è molto peggio. Una macchina organizzativa imponente, costata almeno quanto le prime quattro case da ricostruire a Giampileri, fatta di elicotteri, guardie del corpo, spiegamento di forze dellordine, e codazzi di auto blu; ha fatto in modo di fare evitare al premier le contestazioni e la rabbia di una città abbandonata e illusa dalla becera promessa di un ponte, che servirebbe solo a gettare ulteriore cemento mafioso su un territorio già massacrato dalla speculazione. La TV di regime ha mostrato un Berlusconi caritatevoli fra gli alluvionati che non erano nelle condizioni di reagire allennesima passerella propagandistica, ma nessuno ha mandato in onda il popolo incazzato radunatosi allingresso della Prefettura che ha costretto il presidente del consiglio, con tutto il seguito di servi, ad entrare, come un ladro, dallingresso di servizio.</p>
<p>Emblema di servilismo il giornalista del TG2 che ha interrotto la diretta per evitare di mostrare alla nazione la forte contestazione nei confronti dei Berlusconi; siamo sotto una dittatura silente, fate girare questo video; INFORMARE PER RESISTERE!</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://flussocanalizzatore.wordpress.com/2009/10/05/messina-contesta-berlusconi-ma-la-tv-di-regime-ignora/"><img src="http://img.youtube.com/vi/qZ6q3rCEOMM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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	</item>
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		<title>Non firmare non significa niente? Ecco il procedimento della Costituzione</title>
		<link>http://flussocanalizzatore.wordpress.com/2009/10/03/non-firmare-non-significa-niente-non-firmale-lo-scudo-fiscale-e-doveroso/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 11:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Presidente della Repubblica ritorna sul tema dello scudo fiscale approvato venerdì dal Parlamento e che le opposizioni e i liberi cittadini (tramite una raccolta di firme fatta nei giorni scorsi) gli chiedono di non firmare in quanto considerato un condono nascosto e un regalo agli evasori fiscali.
«Non firmare non significa niente», ha risposto Giorgio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=422&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_423" class="wp-caption alignleft" style="width: 257px"><img class="size-full wp-image-423 " style="border:2px solid black;margin:5px;" title="Tremonti e Napolitano" src="http://flussocanalizzatore.files.wordpress.com/2009/10/napolitano-tremonti.jpg?w=247&#038;h=163" alt="Tremonti e Napolitano" width="247" height="163" /><p class="wp-caption-text">Tremonti e Napolitano</p></div>
<p>Il Presidente della Repubblica ritorna sul tema dello scudo fiscale approvato venerdì dal Parlamento e che le opposizioni e i liberi cittadini (tramite una raccolta di firme fatta nei giorni scorsi) gli chiedono di non firmare in quanto considerato un condono nascosto e un regalo agli evasori fiscali.</p>
<p><strong>«Non firmare non significa niente», ha risposto Giorgio Napolitano a un cittadino</strong> che gli ha chiesto di non apporre la sua firma alla legge («Lo faccia per le persone oneste»), e continuando poi che «Nella Costituzione c&#8217;è scritto che il Presidente promulga le leggi. <strong>Se non firmo oggi, il Parlamento rivota un&#8217;altra volta la stessa legge e a quel punto io sono obbligato a firmare</strong>. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente».</p>
<p>Tutto ciò è vero, ma il Presidente Napolitano forse omette il fatto che il suo compito non è anticipare le mosse del Parlamento, ma vagliare la costituzionalità delle leggi con la sua firma.</p>
<p><strong>IN REALTA&#8217;</strong></p>
<p>Il Presidente può rimandare alle Camere la legge <strong>MOTIVANDO</strong> la sua decisione, <strong>ovvero scrivendo perchè non l&#8217;ha promulgata&#8230;</strong> In questo caso spiegando l&#8217;incostituzionalità della legge. <strong>Il Parlamento</strong> ne deve prendere atto e <strong>può agire in due modi:</strong></p>
<p><strong>1)</strong> Tenere conto delle annotazioni del Presidente della Repubblica, modificare la legge e riapprovarla inviandola al Presidente per la promulgazione;</p>
<p><strong>2)</strong> Non tenere conto delle annotazioni del Presidente e rimandarla a Napolitano per la promulgazione senza effettuare  modifiche al testo.</p>
<p>Quanto detto da Napolitano oggi è riferito al secondo caso&#8230; Ma ciò che deve fare un Presidente della Repubblica è quello di manifestare la sua volontà di fronte all&#8217;opinione pubblica. Ciò che deve fare è non promulgare la legge, motivando la sua scelta, rinviando al Parlamento lo scudo fiscale, scrivendo i punti che risultano controversi rispetto alla Costituzione. Se il Parlamento deciderà di rinviare il testo al Quirinale, allora dovrà promulgarla, ma l&#8217;opinione pubblica saprà che per il Presidente il provvedimento non poteva essere promulgato per quei motivi che lui ha evidenziato nel procedimento di rinvio alle Camere.</p>
<p><strong>Il Presidente della Repubblica è GARANTE DELLA COSTITUZIONE.</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; proprio la Costituzione &#8211; ha spiegato Di Pietro &#8211; che affida al capo dello Stato il compito di rimandare le leggi alle Camere controllando in prima istanza la loro costituzionalità. Così facendo &#8211; ha concluso &#8211; Napolitano si assume la responsabilità di questa legge&#8221;.</p>
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			<media:title type="html">Tremonti e Napolitano</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;incostituzionalità dello scudo fiscale e i deputati dell&#8217;opposizione assenti</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 00:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scudo fiscale 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incostituzionalità dello scudo fiscale 2009 proposto dall&#8217;Italia dei Valori non è passata&#8230; Ma la cosa grave, come avevamo già anticipato, è che l&#8217;incostituzionalità non è passata per demerito dell&#8217;opposizione. Grazie ai tabulati della Camera è possibile sapere chi c&#8217;era e chi non c&#8217;era&#8230;
Date un&#8217;occhiata&#8230;

Grafico de &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; del 1 ottobre 2009.
    [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=411&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;incostituzionalità dello scudo fiscale 2009 proposto dall&#8217;Italia dei Valori non è passata&#8230; Ma la cosa grave, come avevamo già anticipato, è che l&#8217;incostituzionalità non è passata per demerito dell&#8217;opposizione. Grazie ai tabulati della Camera è possibile sapere chi c&#8217;era e chi non c&#8217;era&#8230;</p>
<p>Date un&#8217;occhiata&#8230;</p>
<p style="text-align:center;">
<div id="attachment_412" class="wp-caption aligncenter" style="width: 347px"><a href="http://flussocanalizzatore.files.wordpress.com/2009/10/grafsito315.gif?w=829"><img class="size-large wp-image-412 " title="Opposizione Assente" src="http://flussocanalizzatore.files.wordpress.com/2009/10/grafsito315.gif?w=337&#038;h=417" alt="Deputati assenti alla votazione per l'incostituzionalità dello scudo fiscale" width="337" height="417" /></a><p class="wp-caption-text">Deputati assenti alla votazione per l&#39;incostituzionalità dello scudo fiscale</p></div>
<p>Grafico de &#8220;<em>Il Fatto Quotidiano</em>&#8221; del 1 ottobre 2009.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/flussocanalizzatore.wordpress.com/411/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=411&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>EVASIONE FISCALE: Respinta l’incostituzionalità &#8211; Camera, Pd e Udc assenti salvano lo scudo di Tremonti.</title>
		<link>http://flussocanalizzatore.wordpress.com/2009/09/30/evasione-fiscale-respinta-l%e2%80%99incostituzionalita-camera-pd-e-udc-assenti-salvano-lo-scudo-di-tremonti/</link>
		<comments>http://flussocanalizzatore.wordpress.com/2009/09/30/evasione-fiscale-respinta-l%e2%80%99incostituzionalita-camera-pd-e-udc-assenti-salvano-lo-scudo-di-tremonti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 14:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Ieri il Fatto domandava: “Ma il Pd dov&#8217;è?”. Ieri, puntuale, il Pd ha risposto: siamo momentaneamente assenti. Almeno  fino al congresso. Purtroppo il Parlamento non si ferma: ieri si votava la pregiudiziale di incostituzionalità dell&#8217;Italia dei valori contro scudo fiscale (tutte le opposizioni si erano associate).
Risultato: presenti 485, votanti 482, astenuti 3, maggioranza 242. Contro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=flussocanalizzatore.wordpress.com&blog=3795511&post=398&subd=flussocanalizzatore&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="size-full wp-image-402 alignright" style="border:2px solid black;margin:5px;" title="il Fatto Quotidiano" src="http://flussocanalizzatore.files.wordpress.com/2009/09/fatto-quotidiano.jpg?w=114&#038;h=42" alt="il Fatto Quotidiano" width="114" height="42" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-399" style="border:2px solid black;margin:5px;" title="scudo-fiscale1-300x199" src="http://flussocanalizzatore.files.wordpress.com/2009/09/scudo-fiscale1-300x199.jpg?w=300&#038;h=199" alt="scudo-fiscale1-300x199" width="300" height="199" />Ieri il Fatto domandava: “Ma il Pd dov&#8217;è?”. Ieri, puntuale, il Pd ha risposto: siamo momentaneamente assenti. Almeno  fino al congresso. Purtroppo il Parlamento non si ferma: ieri si votava la pregiudiziale di incostituzionalità dell&#8217;Italia dei valori contro scudo fiscale (tutte le opposizioni si erano associate).<br />
Risultato: presenti 485, votanti 482, astenuti 3, maggioranza 242. Contro lo scudo 215, a favore 267. Traduzione: malgrado la ressa sui banchi del governo, Pdl e Lega sarebbero andati sotto (70 assenze su 329) e lo scudo sarebbe<br />
stato bocciato. Peccato che in aiuto del centrodestra sia arrivato il soccorso “ro s a ”. Quasi un deputato Pd su quattro era altrove (28% di assenze, 59 su 216). Quasi al completo i dipietristi (24 su 26). Più virtuosa del Pd è stata persino l&#8217;Udc (8 assenti, 29 al voto su 37). Bastavano 27 deputati di opposizione, quindi, per seppellire il mega-condono.</p>
<p>Domani pubblicheremo i nomi degli assenteisti salvascudo. Ma quattro a caso ve li anticipiamo: Franceschini, Bersani, Rutelli e D&#8217;Alema. I veri leader.</p>
<h3>LA CAMERA VERSO IL SÌ<br />
TROPPI ASSENTI VIP NELL’OPPOSIZIONE</h3>
<p><strong>di Beatrice Borromeo</strong></p>
<p>Il dodicesimo condono fiscale è quasi legge. Entro 24 ore ci sarà il voto di fiducia alla Camera per l’a pprovazione<br />
dello scudo fiscale, che non sembra destinato a incontrare grandi ostacoli. Le tre questioni pregiudiziali di costituzionalità al decreto legge correttivo del pacchetto anti- crisi, sollevate dall’opposizione (che aveva promesso battaglia), sono state bocciate dall’aula con 27 voti di scarto. Tra gli assenti illustri, che avrebbero potuto affondare in maniera inappellabile il decreto (e quindi lo scudo), Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Pierluigi Bersani, Francesco Rutelli (oltre a Massimo Calearo, Cesare Damiano, Ermete Realacci). Assenti in tutto 51 esponenti del Pd, due dell’Idv, sei dell’Udc, ovvero i tre partiti di opposizione. Il presidente della Repubblica, pur con qualche dubbio, ha fatto capire di essere propenso a firmare.<br />
Anche grazie all’assenza nel decreto legge di sanatorie per processi penali in corso. L’Italia dei Valori chiede a Giorgio Napolitano di “riflettere bene, dal momento che di fatto si tratta di un’amnistia e che lo scudo è la dimostrazione del favoreggiamento e della correità del governo con gli evasori, con i corruttori, con la criminalità organizzata”.<br />
Il provvedimento, infatti, permetterà il ritorno in Italia di denaro illegalmente detenuto all’estero. Quanti soldi rientreranno? Visto che si tratta di capitali illeciti esportati di nascosto nei paradisi fiscali, è difficile stilare una stima attendibile. Per una coincidenza politicamente molto opportuna, proprio ieri, mentre si preparava il voto di fiducia, è stato reso noto un dato della Guardia di Finanza che parla di un tesoretto oltre confine di 300 miliardi di euro. Se<br />
questi soldi rientrassero tutti (e se il calcolo fosse accurato), lo Stato incasserebbe 15 miliardi di euro, dato che il costo del rimpatrio è pari al 5 per cento. Ma, fino a pochi giorni fa, anche i più ottimisti nel governo speravano in un flusso di 100 miliardi, con un gettito che quindi potrebbe essere di soli 5 miliardi. Per il capogruppo Pd alla Camera Antonello<br />
Soro “saranno molti di più i capitali che usciranno, perchè il condono genera un sentimento di impunità”.<br />
Lo scudo coprirà anche il reato di falso in bilancio, se commesso per evadere il fisco. Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini dice che lo scudo è “inaccettabile, anche perchè non si stabilisce che i soldi rientrati, frutto di truffe pagate dai risparmiatori, restino poi in Italia”.<br />
L’assessore regionale al Lavoro della Campania Corrado Gabriele sostiene che “la maggior parte dei soldi che stanno rientrando sono di provenienza illecita e tra questi c&#8217;é anche il denaro del clan dei casalesi, Iovine e Zagaria, che dalla latitanza perpetua ringraziano. Si tratta di un vero e proprio favore alla mafia”.<br />
Su questo interviene in aula proprio il ministro Giulio Tremonti: “I capitali della criminalità non saranno rimpatriati” così come i soldi oggetto di “fatti nuovi”, cioè esportati dopo i termini previsti dallo scudo. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha scelto invece di non entrare nel merito politico della vicenda: non ha risposto ai deputati del Pd<br />
che sollevavano il problema del mancato obbligo di segnalazione da parte degli intermediari (che serve a garantire l’anonimato a chi usa lo scudo). Alla fine l’unico atto che la Camera ha approvato ieri, con 280 voti favorevoli e 231 contrari, è stata la sospensione anticipata della discussione, su richiesta del Pdl.</p>
<p>Tratto da &#8220;<em>Il Fatto Quotidiano</em>&#8221; del 30 Settembre 2009, pag. 1/7.</p>
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		<title>Processo Dell&#8217;Utri: la protezione di Cosa Nostra</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 17:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Doc Brown</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://flussocanalizzatore.wordpress.com/2009/09/29/processo-dellutri-la-protezione-di-cosa-nostra/"><img src="http://img.youtube.com/vi/iD1KvGoiwNE/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Riporto il servizio girato dell&#8217;ultima udienza del <strong>processo a Marcello Dell&#8217;Utri</strong> di venerdì 25 settembre. Le riflessioni del Procuratore Generale Gatto fanno accapponare la pelle al solo pensiero che uomini con tali <strong>relazioni mafiose</strong> siano oggi lo scheletro delle nostre istituzioni e addirittura in carica alla Presidenza del Consiglio. Se solo nei Tg nazionali avessimo fatto passare il nostro servizio, piuttosto che quelle quattro riprese mal commentate di cronisti al soldo del re, oggi gli italiani <strong>saprebbero qualcosa di più</strong> su chi sceglie per loro il futuro.</p>
<p><strong>Testo dell&#8217;intervento</strong></p>
<p><em>&#8220;La presenza del mafioso Vittorio Mangano ad Arcore rappresentava il simbolo della protezione accordata da Cosa Nostra a Silvio Berlusconi&#8221;.</em></p>
<p><em>Sono le parole del Procuratore Generale di Palermo, Antonino Gatto, che ha proseguito davanti ai Giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, la sua requisitoria nel processo che vede imputato il senatore del Popolo della Libertà, Marcello dell’Utri, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa per il quale ha già subito la condanna in primo grado a nove anni e sei mesi di reclusione.</em></p>
<p><em>&#8220;Perché – si domanda il Procuratore Generale – per trovare un uomo adatto alla gestione del parco di Villa Casati Stampa o dei cavalli del maneggio si deve andare dell’estremo nord della Brianza all’estremo sud della Sicilia? Non è credibile che in tutta la Pianura Padana non si trovasse uno stalliere”.</em></p>
<p><em>E meno che mai, ha proseguito il Procuratore Generale, è credibile che Mangano fosse “esperto di cavalli” considerato che negli anni ’70 “coltivava ben altri interessi”.</em></p>
<p><em>Nel corso dell’udienza a cui, a differenza di quella precedente, l’imputato Dell’Utri non ha assistito, il Procuratore Generale ha spiegato la genesi dei rapporti tra Marcello Dell’Utri ed i mafiosi Vittorio Mangano e Gaetano Cinà risalenti ai tempi della squadra di calcio dilettantistica Bagicalupo che Mangano seguiva perché, già allora, garantiva protezione ai figli delle famiglie bene di Palermo.</em></p>
<p><em>E di come, successivamente, Dell’Utri, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi, abbia presentato a quest’ultimo mafiosi del calibro di Stefano Bontate e Francesco di Carlo.</em></p>
<p><em>Un elemento di novità che il Procuratore Generale introduce rispetto alla sentenza di primo grado riguarda l’individuazione del periodo storico in cui collocare il famoso incontro di Milano, avvenuto presso la sede della Edilnord in via Foro Bonaparte a Milano.<br />
Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri ed i mafiosi Nino Grado, Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Gaetano Cinà parlarono di edilizia, della costruzione di Milano2. Ma non solo.</em></p>
<p><em>Negli anni ’70 a Milano la mafia si dedicava ai sequestri di persona e Berlusconi temeva per sé ed i propri figli così grazie al suo amico Marcello Dell’Utri poté ottenere la protezione di “Cosa Nostra”.</em></p>
<p><em>Il 26 maggio del 1975 a Milano viene fatto esplodere un ordigno che danneggia i muri perimetrali e parte del primo piano di una villa in fase di ristrutturazione. Si tratta di una Villa di Silvio Berlusconi, che al telefono con Dell’Utri, in un primo momento, riconduce il gesto intimidatorio a Vittorio Mangano secondo loro in stato di libertà. Ma successivamente sarà Dell’Utri a comunicare all’amico Berlusconi di avere parlato con “Tanino” che gli ha assicurato che Mangano, a differenza di quanto all’epoca a conoscenza dei Carabinieri e della DIGOS di Milano, era in carcere.</em></p>
<p><em>Berlusconi sapeva benissimo chi fosse Tanino, ovvero Gaetano Cinà, eppure negherà la circostanza ai Giudici che lo interrogarono all’epoca come persona informata sui fatti.</em></p>
<p><em>La requisitoria è proseguita ripercorrendo la continuità dei rapporti tra Marcello Dell’Utri e mafiosi di notevole spessore. Perfino la partecipazione al matrimonio di Jimmy Fauci, a Londra, dove a fare da testimone dello sposo vi era un mafioso, Francesco Di Carlo, per giunta latitante.</em></p>
<p><em>Poi il Procuratore Generale ha ricordato il pizzo pagato da Fininvest per i ripetitori in Sicilia. Versamenti regolari di ingenti somme di denaro versate sui conti di Cosa Nostra.</em></p>
<p><em>Una serie di fatti inquietanti già cristallizzati nella sentenza di primo grado che il Procuratore Generale ha ripercorso evidenziando davanti alla Corte la loro valenza accusatoria a carico dell’imputato Dell’Utri che non poteva non conoscere la caratura criminale dei suoi amici con i quali continuava a mantenere stabili rapporti.</em></p>
<p><em>Lo ha detto a chiare lettere il Procuratore Nino Gatto nella sua requisitoria: Marcello Dell’Utri si è comportato come un mafioso.</em></p>
<p><em>Contrariati gli avvocati della difesa di Marcello Dell’Utri che in una nota hanno bollato come “mera riproposizione degli elementi d&#8217;accusa del giudizio di primo grado” le argomentazioni del Procuratore Generale il quale – secondo loro – non avrebbe tenuto conto di “rilevanti emergenze probatorie emerse in appello a favore dell&#8217;imputato”.</em></p>
<p><em>Dopo circa quattro ore il Presidente Carlo Dall’Acqua ha sospeso l’udienza.</em></p>
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