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Archivio per la categoria ‘PROCESSO DELL'UTRI’

Processo Dell’Utri: l’emissario di Cosa Nostra

Pubblicato da Doc Brown su sabato, 10 ottobre 2009

Riporto il servizio girato dell’ultima udienza del processo a Marcello Dell’Utri di ieri venerdì 9 ottobre.

Testo dell’intervento

E’ proseguita anche oggi davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo la requisitoria del Procuratore Generale, Nino Gatto, nel processo di secondo grado a carico del senatore del PDL Marcello Dell’Utri.

Nel corso della scorsa udienza il PG si era soffermato sul ruolo svolto dal mafioso Vittorio Mangano presso la residenza di Silvio Berlusconi. Mangano è stato descritto come “il simbolo della protezione accordata da Cosa Nostra a Berlusconi”.
Grazie all’intermediazione dell’imputato Marcello Dell’Utri, infatti, Berlusconi conobbe – secondo la testimonianza del pentito Galliano – rimanendone affascinato, il capo mafia Stefano Bontate. Così, stringendo una mano dopo l’altra, quel giovane imprenditore, che poi sarebbe diventato l’uomo più potente d’Italia, poté dormire sonni tranquilli.

Oggi il Procuratore Generale si è soffermato sull’analisi delle eccezioni della difesa sull’attendibilità di alcuni collaboratori che hanno permesso nel processo di primo grado di dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il ruolo di cerniera svolto da Marcello Dell’Utri tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Da qui la condanna in primo grado a 9 anni e sei mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Gli avvocati della difesa hanno messo in discussione l’attendibilità delle testimonianze alcuni collaboratori. In particolare contro Francesco Di Carlo il collegio difensivo, composto dagli avvocati Di Peri, Federico, Mormino e Sammarco, produceva una sentenza della Cassazione che – secondo il loro parere – sancendo la mancanza di pentimento del Di Carlo per i reati commessi ne avrebbe compromesso la credibilità in ordine alle dichiarazioni rese alla Corte. Ma il PG Nino Gatto, leggendo la stessa sentenza avrebbe riscontrato che l’affermazione secondo la quale Di Carlo non avrebbe mostrato segni di pentimento in realtà era diversa: la Cassazione non era in grado di rilevare, né poteva farlo, se Di Carlo fosse o meno pentito per i reati commessi.

La discussione si è poi spostata su ulteriori episodi che dimostrerebbero l’ampio ventaglio di amicizie mafiose di Dell’Utri e di come chi lo conoscesse utilizzasse i suoi buoni uffici per ottenere favori o posti di lavoro.

E’ il caso, ad esempio, del provino al Milan ottenuto per l’allora giovanissimo, ma già promettente, calciatore Gaetano D’Agostino oggi in forza all’Udinese e con qualche presenza in Nazionale.

Tra il 1992 ed il 1994 il padre Giuseppe D’Agostino, che all’epoca faceva l’allenatore dilettante, si rivolge a tale Carmelo Barone che gli parla della possibilità di un provino al Milan per il giovane figlioletto.

Provino che avvenne senza il concretizzarsi dell’ingaggio a causa dell’età del piccolo Gaetano e del regolamento federale che imponeva ai familiari il trasferimento a Milano della famiglia. Una condizione che non rientrava nelle possibilità economiche dei D’Agostino ma che Dell’Utri avrebbe potuto favorire offrendo un posto di lavoro.

Ma Carmelo Barone, del quale Dell’Utri nega la conoscenza nonostante il suo nome comparisse nelle sue agende, avrebbe perso la vita poco tempo dopo ridimensionando le aspirazioni di Giuseppe D’Agostino.

Tempo dopo però questi favorì la latitanza dei fratelli Graviano. Saranno loro ad intercedere nuovamente presso Marcello Dell’Utri facendo ottenere, nel 1994, un nuovo provino al giovane Gaetano.

La ricostruzione dei fatti del Procuratore Generale è stata contestata da Marcello Dell’Utri con una nota nella quale afferma di non conoscere i fratelli Graviano.

Ma secondo il PG ed i Giudici di primo grado la morte di Carmelo Barone lascia al D’Agostino, come unico canale verso la dirigenza del Milano, quindi di Dell’Utri, quello dei fratelli Graviano.

Marcello Dell’Utri segnalò il calciatore e la circostanza è stata già confermata dal teste Francesco Zagatti all’epoca capo degli osservatori del Milan.

La requisitoria è poi proseguita con la ricostruzione degli attentati incendiari subiti dai magazzini Standa di Catania. Una vicenda che comproverà ulteriormente la commissione, da parte dell’imputato Dell’Utri, di un’ennesima condotta di mediazione tra gli interessi di “Cosa Nostra” e quelli del gruppo imprenditoriale nel quale egli era (e continua ad essere) inserito.

Prossima udienza, forse l’ultima dedicata alla requisitoria, venerdì16 ottobre.

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Processo Dell’Utri: la protezione di Cosa Nostra

Pubblicato da Doc Brown su martedì, 29 settembre 2009

Riporto il servizio girato dell’ultima udienza del processo a Marcello Dell’Utri di venerdì 25 settembre. Le riflessioni del Procuratore Generale Gatto fanno accapponare la pelle al solo pensiero che uomini con tali relazioni mafiose siano oggi lo scheletro delle nostre istituzioni e addirittura in carica alla Presidenza del Consiglio. Se solo nei Tg nazionali avessimo fatto passare il nostro servizio, piuttosto che quelle quattro riprese mal commentate di cronisti al soldo del re, oggi gli italiani saprebbero qualcosa di più su chi sceglie per loro il futuro.

Testo dell’intervento

“La presenza del mafioso Vittorio Mangano ad Arcore rappresentava il simbolo della protezione accordata da Cosa Nostra a Silvio Berlusconi”.

Sono le parole del Procuratore Generale di Palermo, Antonino Gatto, che ha proseguito davanti ai Giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, la sua requisitoria nel processo che vede imputato il senatore del Popolo della Libertà, Marcello dell’Utri, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa per il quale ha già subito la condanna in primo grado a nove anni e sei mesi di reclusione.

“Perché – si domanda il Procuratore Generale – per trovare un uomo adatto alla gestione del parco di Villa Casati Stampa o dei cavalli del maneggio si deve andare dell’estremo nord della Brianza all’estremo sud della Sicilia? Non è credibile che in tutta la Pianura Padana non si trovasse uno stalliere”.

E meno che mai, ha proseguito il Procuratore Generale, è credibile che Mangano fosse “esperto di cavalli” considerato che negli anni ’70 “coltivava ben altri interessi”.

Nel corso dell’udienza a cui, a differenza di quella precedente, l’imputato Dell’Utri non ha assistito, il Procuratore Generale ha spiegato la genesi dei rapporti tra Marcello Dell’Utri ed i mafiosi Vittorio Mangano e Gaetano Cinà risalenti ai tempi della squadra di calcio dilettantistica Bagicalupo che Mangano seguiva perché, già allora, garantiva protezione ai figli delle famiglie bene di Palermo.

E di come, successivamente, Dell’Utri, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi, abbia presentato a quest’ultimo mafiosi del calibro di Stefano Bontate e Francesco di Carlo.

Un elemento di novità che il Procuratore Generale introduce rispetto alla sentenza di primo grado riguarda l’individuazione del periodo storico in cui collocare il famoso incontro di Milano, avvenuto presso la sede della Edilnord in via Foro Bonaparte a Milano.
Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri ed i mafiosi Nino Grado, Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Gaetano Cinà parlarono di edilizia, della costruzione di Milano2. Ma non solo.

Negli anni ’70 a Milano la mafia si dedicava ai sequestri di persona e Berlusconi temeva per sé ed i propri figli così grazie al suo amico Marcello Dell’Utri poté ottenere la protezione di “Cosa Nostra”.

Il 26 maggio del 1975 a Milano viene fatto esplodere un ordigno che danneggia i muri perimetrali e parte del primo piano di una villa in fase di ristrutturazione. Si tratta di una Villa di Silvio Berlusconi, che al telefono con Dell’Utri, in un primo momento, riconduce il gesto intimidatorio a Vittorio Mangano secondo loro in stato di libertà. Ma successivamente sarà Dell’Utri a comunicare all’amico Berlusconi di avere parlato con “Tanino” che gli ha assicurato che Mangano, a differenza di quanto all’epoca a conoscenza dei Carabinieri e della DIGOS di Milano, era in carcere.

Berlusconi sapeva benissimo chi fosse Tanino, ovvero Gaetano Cinà, eppure negherà la circostanza ai Giudici che lo interrogarono all’epoca come persona informata sui fatti.

La requisitoria è proseguita ripercorrendo la continuità dei rapporti tra Marcello Dell’Utri e mafiosi di notevole spessore. Perfino la partecipazione al matrimonio di Jimmy Fauci, a Londra, dove a fare da testimone dello sposo vi era un mafioso, Francesco Di Carlo, per giunta latitante.

Poi il Procuratore Generale ha ricordato il pizzo pagato da Fininvest per i ripetitori in Sicilia. Versamenti regolari di ingenti somme di denaro versate sui conti di Cosa Nostra.

Una serie di fatti inquietanti già cristallizzati nella sentenza di primo grado che il Procuratore Generale ha ripercorso evidenziando davanti alla Corte la loro valenza accusatoria a carico dell’imputato Dell’Utri che non poteva non conoscere la caratura criminale dei suoi amici con i quali continuava a mantenere stabili rapporti.

Lo ha detto a chiare lettere il Procuratore Nino Gatto nella sua requisitoria: Marcello Dell’Utri si è comportato come un mafioso.

Contrariati gli avvocati della difesa di Marcello Dell’Utri che in una nota hanno bollato come “mera riproposizione degli elementi d’accusa del giudizio di primo grado” le argomentazioni del Procuratore Generale il quale – secondo loro – non avrebbe tenuto conto di “rilevanti emergenze probatorie emerse in appello a favore dell’imputato”.

Dopo circa quattro ore il Presidente Carlo Dall’Acqua ha sospeso l’udienza.

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Processo Dell’Utri: l’imputato scomodato

Pubblicato da Doc Brown su martedì, 22 settembre 2009

Giovedi 17 settembre e’ ripreso, dopo la pausa estiva, il processo d’appello a Marcello Dell’Utri. E’ il quinto appuntamento di questa vicenda che pubblico sul blog e che vede coinvolto il fondatore di Forza Italia e senatore del Pdl. Ironicamente ho pensato che ci sono state due novità rispetto le altre udienze d’appello oltre la decisione di non ammettere al processo la testimonianza di Ciancimino jr: la prima è che insieme al nostro inviato c’era anche una troupe della Rai (regionale), la seconda è che l’imputato ha degnato i giudici della sua presenza in aula. Riporto di seguito il testo del video.

Testo dell’intervento

Il figlio dell’ex Sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino, non sarà ascoltato nell’ambito del processo d’Appello a carico del Senatore del Popolo della Libertà, Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni e 6 mesi di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il processo è ripreso a Palermo, dopo la pausa estiva.

Nella scorsa udienza del 10 luglio 2009 era previsto che il Procuratore Generale Antonino Gatto cominciasse la sua requisitoria, ma il giorno prima aveva depositato la richiesta di ascoltare, in qualità di persona imputata di reato connesso Massimo Ciancimino. Il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito.

Il PG Gatto aveva chiesto alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Carlo Dall’Acqua, di ascoltare Massimo Ciancimino perché i Carabinieri di Palermo, nel corso di una perquisizione risalente al 17 febbraio del 2005, all’interno di un garage nella sua disponibilità, in via Margherito Brindisi, avevano trovato un “pizzino”, scritto con il quale Bernardo Provenzano chiedeva ad un tale “onorevole” di “mettere a disposizione le proprie reti televisive” per scongiurare “un luttuoso evento”.

Il “tale onorevole” sarebbe stato, secondo Ciancimino Junior, Silvio Berlusconi. E Provenzano avrebbe dovuto fare avere questo messaggio tramite Vito Ciancimino al suo più stretto collaboratore: Marcello Dell’Utri.

La cui difesa, composta dagli avvocati Di Peri, Mormino, Federico e Sammarco, nell’udienza che si è svolta nella mattina di giovedì 17 settembre, si è opposta alla richiesta del PG di interrogare Ciancimino in questo processo.

E la Corte ha respinto la richiesta di ascoltare Ciancimino Jr. perché – si legge nell’ordinanza (leggi) – firmata da Claudio Dall’Acqua, Salvatore Barresi e Sergio La Commare, – “dalle dichiarazioni esibite finora rese da Massimo Ciancimino non emergono condotte e fatti riconducibili a Dell’Utri che siano suscettibili di utile rilievo e apprezzamento processuale”- e perché le dichiarazioni di Ciancimino sarebbero “confuse e contraddittorie” in merito alle sue “conoscenze in ordine ai fatti ed alle circostanze” relative al contenuto del “pizzino”.

La corte ha oltretutto ravvisato che il periodo temporale in cui la richiesta sarebbe stata redatta contrastasse con l’appellativo “onorevole” rivolto a Berlusconi poiché, nel 1992, questi non era ancora stato eletto al Parlamento.

I Giudici hanno sostanzialmente riproposto, ancora una volta, accogliendo le istanze dei difensori di Dell’Utri, il “principio di presunzione di completezza dell’indagine probatoria del giudizio di primo grado”, vale a dire il principio secondo il quale viene considerata completata la raccolta delle prove a carico dell’imputato già nel precedente processo. Che ha comunque visto l’imputato Marcello Dell’Utri condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione, lo ricordiamo, per concorso esterno in associazione mafiosa.

Sempre per questo motivo, in precedenza, la corte ha rigettato la richiesta del Procuratore Generale Nino Gatto di ascoltare l’ex capomafia di Altofonte, Francesco di Carlo, al quale voleva chiedere il nome di una persona presente con lui e Dell’Utri ad un incontro avvenuto avvenuto a Milano.
Rifiutata anche la richiesta di acquisire le conversazioni tra Dell’Utri ed alcuni soggetti vicini al clan della ‘ndrangheta di Gioia Tauro, Piromalli.

Terminata la lettura dell’ordinanza il Presidente Dall’Acqua ha chiesto al Procuratore Generale di cominciare la sua requisitoria nonostante la richiesta di Gatto di rinviarla. Prossima udienza venerdì 25 settembre.

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Processo Dell’Utri: la lettera Ciancimino

Pubblicato da Doc Brown su sabato, 18 luglio 2009

Domani 19 luglio del 1992 e’ la data tristemente nota per la strage di via D’Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino, gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è Antonino Vullo.
Ora le indagini per le stragi di Palermo, dei giudici Falcone e Borsellino, ma anche per gli attentati di Milano e Firenze, sono state riaperte. In questi giorni è spuntato un documento di Massimo Ciancimino, figlio del boss Vito Ciancimino morto nel 2002 che dovrebbe confermare l’ipotesi di una «trattativa» che vedeva sul piatto da una parte la consegna del boss mafioso Totò Riina allo Stato, cosa effettivamente avvenuta, in cambio dell’abolizione del carcere duro. Oggi la mafia non ha bisogno di stragi eclatanti, né di omicidi eccellenti, si limita a qualche assassinio nelle amministrazioni locali. Le stragi di Stato non ne vediamo da quegli anni ’90 e costarono l’arresto ed il carcere ai vertici del clan dei Corleonesi.
Il motivo ritengo sia semplice, non penso ad accordi tra Stato e criminalità oggi, né ad armistizi prolungati per una ragione: un accordo o una tregua si stipulano tra entità completamente distinte. Nel nuovo millennio queste due entità non sono “distinte” si sono anzi mescolate inestricabilmente in un gioco di potere ed infiltrazioni che hanno reso le stragi un mezzo superato e non più necessario e per cui si paga un prezzo troppo alto: Corleonesi docent..

Pubblico l’udienza del processo d’appello a Marcello Dell’Utri che oggi rappresenta l’esempio di come la mafia e le relazioni mafiose siano fortemente compenetrate con i poteri delle istituzioni.

Di seguito il testo del servizio del nostro inviato:

Venerdì 10 luglio 2009, un cordiale saluto dal tribunale di Palermo, udienza del processo d’appello per il senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, già condannato a 9 anni in primo grado, oggi era attesa la requisitoria del procuratore generale Antonino Gatto, ma una lettera ritrovata qualche giorno fa tra le carte dimenticate relativa al processo contro Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, ha ha indotto lo stesso procuratore a chiederne l’acquisizione agli atti….

Nel testo scritto a mano, incompleto perché redatto su un foglio in parte strappato, Gatto ha detto che “si dimostra la continuità dei rapporti intercorsi fra l’imputato Dell’Utri e Cosa Nostra siciliana”. Perciò ha chiesto alla corte presieduta da Claudio Dall’Acqua, la possibilità di sentire lo stesso Massimo Ciancimino.
Negli interrogatori del 30 giugn o e del 1° luglio scorsi, Ciancimino ha dichiarato che la lettera fu ritirata da lui personalmente da Pino Lipari nel villino di San Vito Lo Capo alla presenza di Bernardo Provenzano dicendo che era indirizzata a Marcello Dell’Utri.
Quella lettera Ciancimino l’avrebbe consegnata al padre in carcere affinché gli fornisse “il proprio parere per farla avere ad una terza persona che non nomina” dice Gatto in aula.
Nel documento, definito dallo stesso Massimo Ciancimino “più grande di me” c’era scritto di uccidere un figlio di Berlusconi. Fra le righe si legge che “… quanto alla posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive”.
La Corte in merito all’acquisizione di questa lettera si esprimerà il 17 settembre prossimo, data della prima udienza dopo la pausa estiva, e allo stesso tempo, giornata dedicata alla requisitoria.

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Processo Dell’Utri: intercettazioni irrilevanti

Pubblicato da Doc Brown su mercoledì, 1 luglio 2009

Tratto dal Blog di Antonio Di Pietro

Terza udienza del processo d’appello a Marcello Dell’Utri. Di questo processo non troverete traccia nei Tg e nella stampa. Non ne sentirete parlare per bocca dei politicanti. C’è un codice d’onore, oramai condiviso, tra i partiti: non accusarsi a vicenda di malaffare, ognuno si tiene il suo senza denunciare l’altro. Inutile attaccarsi a vicenda, quando non puoi avere alcun vincitore!

La terza via, tra la denuncia ed il silenzio, è la “questione etica” a cui i partiti hanno rinunciato poichè non fa parte dei cromosomi della politica. Io non ci rinuncio.

La gravità dei reati, per cui è stato condannato in primo grado il senatore del Pdl, allora Forza Italia, avrebbe squassato qualsiasi partito. Come è possibile che ciò non sia avvenuto nel caso Dell’Utri? Perchè l’informazione istituzionale non ne ha parlato?

L’opposizione governativa tace mentre Italia dei Valori è stata oscurata, e la Rete rimane l’unica alternativa per continuare ad informarsi su trame di Stato. Svegliatevi.

[da pagina 782-783 del testo della sentenza primo grado]

Il P.M. ha ricordato che sulla vicenda sono state espletate indagini

nell’ambito del procedimento penale 6031/94 R.G.N.R. in cui

Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi sono stati indagati in ordine al

reato di concorso in riciclaggio continuato con Bontate Stefano, Teresi

Girolamo ed ignoti, commesso in Palermo, Milano ed altrove dal

1980-1981 in poi.

L’input alle indagini era stato fornito da alcune dichiarazioni rese

da Rapisarda Filippo Alberto, il 5 maggio 1987, al giudice istruttore

del Tribunale di Milano, aventi ad oggetto il reinvestimento di

notevoli flussi di denaro di origine illecita nelle società del gruppo

facente capo a Silvio Berlusconi.

In quella occasione, il Rapisarda aveva riferito di avere

incontrato, nel 1978 in Piazza Castello a Milano, il Bontate ed il

Teresi e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in

società con Silvio Berlusconi in una azienda televisiva per la quale

occorrevano 10 miliardi.

Al riguardo, gli aveva chiesto, tra il serio ed il faceto, il suo

parere sulla “bontà” dell’affare.

Lo stesso Rapisarda era tornato sull’argomento, il 7 novembre ed

il 12 dicembre 1997, nel corso di spontanee dichiarazioni rese alla

Procura della Repubblica presso il locale Tribunale, riferendo che, nel

1980-1981, Marcello dell’Utri aveva chiesto ed ottenuto dal Bontate e

dal Teresi un finanziamento di 20 miliardi da utilizzare per l’acquisto

di “pacchetti-film”.

Nel corso delle indagini erano state, anche, acquisite le

dichiarazioni, aventi ad oggetto avvenuti contatti tra Dell’Utri,

Bontate e Teresi in relazione alla nascita delle televisioni del gruppo

FININVEST, rese dai collaboratori di giustizia Pennino Gioacchino.

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Processo Dell’Utri: Sicilia in ostaggio

Pubblicato da Doc Brown su lunedì, 22 giugno 2009

Tratto dal Blog di Antonio Di Pietro

Venerdi 19 giugno si e’ svolta la terza udienza del processo d’appello a Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di primo grado, lo ricordo, si e’ concluso con la sentenza dell’11 dicembre 2004 e la condanna del senatore a nove anni di reclusione e a due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili.

Marcello Dell’Utri è il fondatore di Forza Italia, partito nato nel 1994 per colmare il vuoto lasciato dalla Democrazia Cristiana, e divenuta la prima forza politica dell’isola grazie agli accordi con gli uomini di Cosa Nostra.

Nel testo della sentenza di condanna del signor Dell’Utri si legge:

Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle fila dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perchè era in corso il dibattimento di questo processo penale.

L’accordo tra uomini d’onore viene rispettato: dal 1994 il primo partito in Sicilia, senza rivali, sarà Forza Italia. I risultati delle elezioni regionali in Sicilia, del 1996, 2001, 2006 e 2008, dove Forza Italia è stata sempre il primo partito, ne sono una prova:

- anno 1996, 456.127 voti, 17,1%, 17 seggi,
- anno 2001, 628.028, 25,1%, 20 seggi,
- anno 2006, 471.634 voti, 19,2% con 17 seggi,
- anno 2008, il serpente cambia pelle, ma non veleno, si chiama Popolo delle libertà e fagocita Alleanza Nazionale, raggiungendo i 900.149 voti, 33,42% dei votanti e 34 seggi.

Un patto col diavolo onorato dal Presidente del Consiglio da ben tredici anni, un patto di sangue che tiene la Sicilia in ostaggio da quel 16 giugno 1996.

Testo dell’intervento

Venerdì 19 giugno 2009, un cordiale saluto dal tribunale di Palermo, udienza del processo d’appello per il senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, oggi doveva essere la giornata dell’acquisizione di 2 intercettazioni in cui Dell’Utri viene nominato da alcuni indagati per mafia come figura delle istituzioni, da non nominare da un lato, e come assegnatore di appalti dall’altro, il pm Antonino Gatto, come richiesto dai giudici, ha depositato i verbali con le trascrizioni dei colloqui telefonici oggetto del capo di imputazione, mentre ci vorrà ancora qualche giorno per l’acquisizione delle bobine con le conversazioni.
Le difese hanno chiesto il rinvio dell’udienza per poter esaminare i verbali ed eventualmente chiedere ai giudici di respingere l’acquisizione con le loro motivazioni sulla loro eventuale inutilità. Saranno poi i giudici, con ordinanza attesa presumibilmente per venerdì prossimo, a stabilire se quelle intercettazioni sono necessarie ai fini del processo.
Ora un’intervista al difensore di Marcello Dell’Utri.

Avv. G.Di Peri: Bè oggi è stata un’udienza di routine perché il procuratore generale ha reiterato una richiesta che aveva già formulato all’udienza scorsa e che gli era già stata rigettata. L’ha integrata con del materiale cartaceo noi abbiamo chiesto termine per poter esaminare questo materiale.

Inviato Idv: si trattava di due colloqui no?
Avv. G.Di Peri: si tratta di due conversazioni telefoniche intercettate nell’ambito di due diversi procedimenti che riguarderebbero,secondo la prospettazione dell’accusa, anche il senatore Dell’Utri. Le dirò che noi riteniamo assolutamente insufficienti e anche un po’ insignificanti queste conversazioni, però esprimeremo le nostre valutazioni quando compiutamente avremo potuto vedere gli atti.

Inviato Idv: prossima udienza?
Avv. G.Di Peri: prossima udienza è fra una settimana. Il presidente dà una forte accelerazione, com’è giusto che sia, a questo processo.

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